domenica 11 gennaio 2026

In memoria di Stefan Ivanović





 

Il silenzio era assordante.

Stefan Ivanović è stato sepolto nella sua città natale, Jajčić, vicino a Ljig. Attorno alla sua bara, solo lacrime, sguardi persi, incredulità. Chi riusciva a dire qualcosa ripeteva sottovoce la stessa frase: era un ragazzo esemplare, lavorava duramente per guadagnarsi da vivere… ed è tornato a casa in una bara.

I suoi genitori osservavano in silenzio la dimora eterna del figlio. Nessun grido. Nessuna rabbia. Solo un dolore composto, profondo, che non ha bisogno di parole. Chi conosce la famiglia lo dice senza esitazione: possono essere orgogliosi. Perché hanno cresciuto un uomo che, nel momento più buio, ha scelto di essere luce.

Stefan aveva 31 anni. Viveva in Svizzera da vent’anni, aveva preso la cittadinanza, quella era la sua casa. Lavorava come guardia giurata, faceva sacrifici, come tanti. Nessuno immaginava che il suo nome sarebbe diventato sinonimo di coraggio.

La notte di Capodanno, nel bar Le Constellation di Crans-Montana, una festa si è trasformata in un inferno. Fiamme, fumo, panico. In quei secondi in cui l’istinto ti dice di scappare, Stefan ha fatto una scelta diversa.

Avrebbe potuto salvarsi.
Avrebbe potuto uscire.
Non lo ha fatto.

Ha iniziato a spingere fuori le persone, una dopo l’altra. Volti sconosciuti, vite che non conosceva, ma che sentiva di dover proteggere. Poi è tornato indietro, nel cuore delle fiamme, perché sapeva che qualcuno era ancora lì dentro. Non ha esitato. Non ha calcolato il rischio. Ha fatto ciò che sentiva giusto.

Grazie al suo coraggio, delle vite sono state salvate. Ma il prezzo è stato il più alto possibile. Stefan non ce l’ha fatta.

Fino all’ultimo, la sua famiglia ha sperato. Il suo telefono continuava a squillare. Quel segnale acceso era una piccola luce nel buio, un filo sottile a cui aggrapparsi. Ma questa volta la speranza non è bastata.

Una donna sopravvissuta all’incendio ha raccontato che Stefan non ha esitato nemmeno un secondo a mettersi in pericolo per proteggere gli altri. Lo ha descritto come un uomo di straordinaria umanità. E forse è proprio questo che lascia senza parole: sapere che, nel caos totale, qualcuno ha scelto di essere umano fino in fondo.

Nel comune di Ljig, il 10 gennaio è stato dichiarato giorno di lutto. Un’intera comunità si è fermata per ricordare un figlio, un fratello, un uomo.

Perché non tutti gli eroi indossano una divisa scintillante. Alcuni lavorano di notte. Alcuni fanno semplicemente il loro dovere. Alcuni entrano nel fuoco per salvare sconosciuti.

Stefan Ivanović è uno di questi.
Un eroe di Crans-Montana.
Un eroe vero.

Riposa in pace, Stefan.
Grazie per il tuo coraggio.
Grazie per aver scelto gli altri. 



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