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giovedì 1 gennaio 2026

JUGOSLAVIA, IL PAESE CHE NON C'E' PIU'





Oggi è il primo gennaio 2026 e l'anno si apre con una strage ucraina di civili russi

Un missile su un hotel, 24 morti e decine e decine di feriti 

Per ricordare l'atrocità della guerra e chiedere al nostro governo di non mandare armi a chi uccide i civili, ricordiamo il magnifico Giacomo Scotti e un pensiero va al mitico Andrea Rocchelli, morto ammazzato proprio perchè diceva la verità 

Jugoslavia, il paese che non c’è più Viaggi, incontri e scoperte nei Balcani occidentali 

Omicidio di Andrea Rocchelli 



lunedì 15 settembre 2025

JIHAD NEI BALCANI

 




La Bosnia del conflitto balcanico costituì per i mujahidin un campo di battaglia dove imparare a combattere la guerra santa. Schindler tratteggia inoltre la collaborazione coi terroristi da parte del governo americano, che si trovò così a supportare un gruppo di cui erano parte anche Khalid Sheikh Muhammad (mente dell'11 settembre) e due dei kamikaze dell'attentato alle Torri Gemelle.


giovedì 1 febbraio 2024

Lo strano caso del tribunale dell'Aja per la ex Jugoslavia

 




Il caso jugoslavo è stato paradigmatico del modo di gestione delle crisi internazionali nel mondo contemporaneo, in particolare dal punto di vista del diritto internazionale, clamorosamente infranto o strumentalizzato. Se guardiamo oggi a Ucraina-Russia e Israele-Palestina, la “giustizia internazionale” è uno strumento imparziale ed efficace o gli attuali organismi servono unicamente agli interessi di un piccolo numero di Paesi?

Nel corso della serata saranno proiettati stralci dal documentario “Il caso Milošević” di Jos De Putter (Olanda 2003).

Firenze, venerdì 9 febbraio 2024
alle ore 21:30 presso il Circolo L'Affratellamento
(saletta III piano)
Via Giampaolo Orsini 73
Presentano il libro:
Jean Toschi Marazzani Visconti
giornalista esperta di geopolitica e conflitti internazionali
Avv. Ugo Giannangeli
penalista e difensore dei diritti umani, esperto della questione palestinese
Andrea Martocchia
segretario del Coordinamento nazionale per la Jugoslavia onlus ETS

Organizzano:
Teatro L'Affratellamento
QB il sapore delle idee
JUGOCOORD onlus ETS

domenica 7 gennaio 2024

La volpe di Dubravka Ugrešić





 

Dubravka Ugrešić è stata una grande scrittrice croata, anche se lei, forse, preferirebbe essere definita jugoslava. Malata terminale, ha fatto la scelta della morte per eutanasia, venendo a mancare lo scorso 17 marzo all’età di 74 anni. Da anni viveva ad Amsterdam, in volontario esilio dopo essere diventata un bersaglio dei nazionalisti croati per la sua ostilità al conflitto che, dal 1991 al 1995, portò alla dissoluzione della Jugoslavia e all'indipendenza del paese (al pari, ricordo, di un altro grande scrittore croato e jugoslavo, Predrag Matvejević, rifugiatosi prima in Francia e poi a Roma in seguito alle minacce – determinante fu un colpo di pistola contro la cassetta della posta di casa a Zagabria – da parte degli stessi nazionalisti).

Bojan racconta di come, pur essendo croato, quando era giudice si fosse opposto all’allontanamento dei giudici serbi e a condanne pregiudiziali nei confronti di quanti, contrari alla guerra, venivano bollati come traditori (come venne bollata la stessa scrittrice), tant’è che fu poi a sua volta dimesso dalla magistratura. La quale, in quegli anni di retorica patriottica e fanatismo, doveva essere asservita alla causa nazionalista di Tuđman per poter continuare il proprio lavoro. La scrittrice incontra Bojan, per caso, come “intruso” in una casa a cinquanta chilometri da Zagabria, che un lettore appassionato dei libri della Ugrešić le aveva lasciato in eredità, non avendo più nessuno. I due si parlano e chiariscono la propria presenza in quella stessa casa. Da qui si sviluppa un rapporto, dal quale emerge il drammatico spaccato della società croata del primo periodo di indipendenza, che non lascia scampo ai liberi pensatori, procurando messe al rogo, non solo metaforiche, di persone, di autori e di libri non allineati, come appunto quelli di Dubravka Ugrešić, che qui fa emergere tutta l'emarginazione, i voltafaccia di amici e conoscenti, la reiezione che ha subito. E dice una cosa che lascia molto spazio alla riflessione: “Il valore letterario è una questione di lobby. Lo scopo finale è attirare più simpatizzanti dalla tua parte.”

La volpe di Dubravka Ugrešić

Dubravka Ugrešić

Dubravka Ugrešić: una Croazia sul modello fascista





Ora è morta e abbiamo superato la fine della storia. Il nazionalismo è tornato, in tutta Europa e nel mondo occidentale. Ricordo che circa quindici anni fa ci sia stata una lunga discussione tra Dubravka e l’altra principale scrittrice croata della sua generazione, Daša Drndić, scomparsa nel 2018. Daša ha risposto con veemenza a un certo punto alla denuncia di Dubravka di essere stanca, sfinita, dalla continua banalità del nazionalismo e dal suo compito da scrittrice di affrontare questo male. Di fronte al nazionalismo (e al fascismo), sosteneva Daša, non ci si può permettere di essere stanchi. Entrambi avevano ragione, credo. Entrambe hanno speso una parte considerevole del loro formidabile talento scrivendo contro il fanatismo politico, razziale e sessista, ed entrambe sono stati profondamente segnate da questa battaglia.


martedì 19 settembre 2023

Tesori d’Arte della Serbia medievale. Un viaggio tra Oriente e Occidente




 PADOVA, domenica 1 ottobre 2023

presso la CHIESA DI SAN GAETANO alle ore 16:30
CIVILTA’ D’EUROPA: IL REGNO DI SERBIA E I CICLI DI AFFRESCHI IN ETA’ MEDIEVALE (secc.XII-XIV)
Conferenza di ROSA D'AMICO
storica dell’arte e autrice del libro:
“Tesori d’Arte della Serbia medievale. Un viaggio tra Oriente e Occidente”




sabato 2 settembre 2023

ELIZA A RUFFANO




Domenica 17 settembre, alle ore 19.00, in Piazza San Francesco a Ruffano, in provincia di Lecce, verrà presentato il libro ELIZA, UNA STORIA MACEDONE  

Rinnoviamo come sempre i complimenti allo scrittore e all'ideatore del testo

ELIZA, UNA STORIA MACEDONE



mercoledì 30 agosto 2023

IL MUSEO DELLA RESA INCONDIZIONATA

 




Durante la guerra dei Balcani molti iugoslavi in fuga dalle violenze e dai nazionalismi raggiunsero, esuli, Berlino. Queste donne e questi uomini cercarono di preservare quello che restava della loro cultura e della loro identità, entrambe messe a repentaglio dalla dissoluzione della Iugoslavia e, al contempo, si trovarono a dubitare delle certezze con cui erano cresciuti dovendo fronteggiare un futuro nuovo e imprevisto.

Per chi, come l’autrice, era stato costretto alla fuga e alla precarietà dell’esilio il bene più importante divennero i ricordi. Ed è per questo che, partendo da una serie di fotografie tenute in una borsa di pelle in fondo a un armadio, Dubravka Ugreši´c ricostruisce la vita della madre. Mentre, parallelamente, racconta anche la sua storia, il suo presente e il suo passato, intrecciandola ad aneddoti di vita quotidiana, a suggestioni letterarie e a riflessioni sulla vita e la scrittura creando così un collage fatto di frammenti nitidi come fotografie che, insieme, danno vita a un quadro più grande. Un affresco storico del nostro continente tra gli orrori e le speranze del secolo passato e, al contempo, una riflessione sull’esilio e sulla scrittura come unica patria possibile.

“Attraversando i nazionalismi che portarono alla guerra e attuarono la ‘pulizia etnica’, alcuni scrittori dell’ex Iugoslavia abbandonarono il loro paese. Tra questi venne a trovarsi – ‘tra asilo ed esilio’ – Dubravka Ugreši´c. Non ha chiesto asilo politico a nessuno e considera da sempre l’esilio come una condizione naturale per chi scrive… Dopo il crollo del muro di Berlino, l’Europa orientale ha visto poche opere letterarie come quelle di Dubravka Ugreši´c. Pochi hanno avuto il coraggio di porre lo specchio davanti agli occhi della propria comunità o nazione.”
Dalla prefazione di Pedrag Matvejević


Dubravka Ugrešić: una Croazia sul modello fascista




venerdì 9 giugno 2023

KOSOVO 1999 DI ENRICO VIGNA





 E' uscito il nuovo libro di Enrico Vigna 

ENRICO VIGNA A COCCONATO

Premio "Alta nobiltà umanitaria" ad Enrico Vigna

IL PARERE DI ENRICO VIGNA


Nessuno si ricorda dei serbi di Kraijna e Slavonia, delle vittime civili serbe di Srebrenica. Nessuno si ricorda di Fikret Abdic, che ha combattuto con le sue forze musulmane nella Zapadna Bosna a fianco dell’Armata Jugoslava contro i secessionisti di Izetbegovic. Chi, oggi, difende i serbi che tentano disperatamente di sopravvivere nelle enclavi kosovare dopo la pulizia etnica subita dai criminali dell’UCK, pupilli ed alleati della Nato? Nei Balcani si è definito l’obiettivo politico dell’Unione Europea imperialista e subalterna agli Usa, forte con i deboli e debole con i forti. Un’Europa che ha fatto la scelta strategica di sostenere a piene mani le forze e le istanze più reazionarie.



mercoledì 7 giugno 2023

Dobro. Storie balcaniche

Una profezia fatta 10 anni fa che si è avverata. A settembre un nuovo libro. Bravo Giovanni Punzo! 






 Alpino negli anni Ottanta e richiamato in servizio vent'anni dopo, l'autore racconta la sua esperienza nelle missioni in Bosnia e in Kosovo tra il 2001 e il 2004. Sullo sfondo di Balcani ben lontani dalle rappresentazioni mitiche create dai mezzi di comunicazione occidentali, l'autore riporta con sensibilità e consapevolezza non solo la drammaticità dei conflitti, ma anche gli avvenimenti quotidiani, la generosità e la vita "normale" degli abitanti del posto, i rapporti dei soldati con gli alleati e con i compagni di servizio. Ne emerge una geografia dei Balcani inedita, esito della storia antica e recente, della tradizione dei diversi popoli dell'area, dei conflitti indifferenti alle leggi nazionali e internazionali. Una geografia che sfida quindi quella astratta e razionale delle potenze occidentali, colpevoli di dimenticare l'uomo inserito nella sua comunità e nei suoi luoghi di origine.



venerdì 3 marzo 2023

Quando due grandi si incontrano....

 




E’ sempre un’emozione intensa incontrare in presenza una persona di cui si è letto tutto (o quasi) il leggibile.

Questa sera mi e’ successo con Eric Gobetti, straordinario storico, abile narratore, raffinato divulgatore, che ha intrattenuto la sala gremita della Società Operaia di Chiavenna parlando di questioni complesse, che richiedono ragionamenti complessi.
Con la sapiente regia di Stefano Barbusca sono state toccate, con la dovuta sensibilità, tematiche importanti, su terreni impervi, senza mai cadere nelle trappole che la storia spesso tende.
E allora grazie Eric, grazie di cuore per essere, soprattutto un delicato momento storico in cui si generano molti mostri, un faro scintillante e fulgido da seguire per la ricerca del metodo storico e per il reperimento degli strumenti necessari.
Lorenzo Gambetta


domenica 26 febbraio 2023

ELIZA A MODENA

 Indimenticabile giornata balcanica a Modena con Rino Operoso e Stefano Vernole e Balkan crew 

Cominciamo dalla partenza festosa per vedere gli amici. Nessun luogo è lontano se trovi affetto e comprensione




Siamo arrivati a Modena nel primo pomeriggio e abbiamo fatto un po' di turismo in quella che si è rivelata davvero una bella cittadina 

Il mercato di Piazza grande è splendido e il duomo è spettacolare




Ci raggiunge il nostro caro Fabrizio che chiamiamo l'immortale perchè la sua vita è supersonica e più forte di ogni problema umano. Il suo collega albanese Erik ci ha aiutato tantissimo per tanti post

Poi arriva Rino con il figlio e la nuora, simpaticissimi e bellissimi 

La presentazione del libro di Rino si svolge in un bellissimo posto con tante luci e tante persone simpatiche




Stefano Vernole ha fatto un quadro preciso della situazione geo politica in cui concordo pienamente tranne quello che ha detto sulla Slovenia

Rino ha presentato il suo libro sempre facendo attenzione a non anticipare il finale che è il motivo principale per cui ha chiesto a Umberto di scriverlo 

Tutti d'accordo che Dayton e la NATO non hanno risolto nulla ma messo tutto sotto la brace. Tutti d'accordo sui tre paesi canaglia che hanno distrutto la Jugo oltre agli ultranazionalisti croati che hanno iniziato la guerra. Giusti parallelismi col Donbass 

E' stato un bell'incontro finito con una buonissima cena 





Modena è davvero una cittadina simpatica e sono tutti cordiali 

Grazie .. ci siete rimasti nel cuore 




Eliza una storia macedone



martedì 21 febbraio 2023

LA NATO NEI CONFLITTI EUROPEI






 Per chiunque possa essere interessato, informo che è stato pubblicato il mio ultimo libro: "La Nato nei conflitti europei, ex Jugoslavia ieri, Ucraina oggi" ; si tratta di un saggio di carattere geopolitico e storico militare , nel quale documento, sulla base delle mie esperienze dirette, come la Jugoslavia negli anni ‘90 sia stata vittima del “Nuovo Ordine Mondiale”, quale si diede corso dopo la fine della Guerra Fredda, ed espone il quadro strategico militare entro cui collocare e comprendere le ragioni che condussero al bombardamento della Serbia da parte della Nato.

L’indagine prosegue con la valutazione dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina e dei ruoli assunti a margine dello scontro dai vari attori interessati, Stati Uniti, Nato, Unione Europea, da cui si rilevano analogie operative e di sistema tra il conflitto attuale e quello che nel 1999 portò alla definitiva cancellazione della Federazione Jugoslava dallo scenario mondiale.

Biagio Di Grazia

martedì 20 dicembre 2022

Ciò che eravamo... Diario di una donna serba del Kosovo Metohija

 




Radmila Todić Vulić

Ciò che eravamo...
Diario di una donna serba del Kosovo Metohija
Prima, durante e dopo i bombardamenti della NATO del 1999
Prefazione di Sanda Rasković Ivić
Postfazione di Enrico Vigna
Edizioni La Città del Sole, Napoli 2009
Il diario inizia un anno prima dei bombardamenti, nei tempi in cui la UCK si scatena e in cui ogni giorno lascia il territorio almeno una famiglia serba, che non riesce a sopportare il terrore, esercitato dai separatisti albanesi, che non riesce a sopportare l’incertezza e l’ansia sul domani. Sono i tempi del sospetto verso la sincerità e l’autenticità sia dei politici locali, sia dei rappresentanti della comunità internazionale, che, come i visitatori dello zoo, si alternavano e si costruivano una loro idea, sempre condita dagli interessi delle grandi potenze.
Sono descritte le distruzioni dei ponti, degli ospedali, delle ferrovie, dei treni con i passeggeri a bordo, delle colonne dei rifugiati. “Come faccio a mettere in una borsa l’anima di casa mia?”
L’odio è diventato l’energia politica dei “democratici” del “nuovo Kosovo”, tutti ex combattenti dell’UCK, molti dei quali coinvolti in attività criminali. Il Kosovo e Metohija sono stati “puliti etnicamente”: dal giugno del 1999, 250.000 serbi, rom e altri non albanesi se ne sono andati, sono state sequestrate 1.300 persone e uccise altre 1.000, distrutte 156 chiese, commessi atti vandalici contro 67 cimiteri. In Kosovo sono rientrati solamente 1.200 serbi.


mercoledì 23 novembre 2022

TESORI D'ARTE DELLA SERBIA MEDIEVALE

 




Verona, sabato 3 dicembre 2022

alle ore 16 presso la Chiesa di San Giorgio in Braida, Piazzetta San Giorgio
presentazione del libro di
Rosa D'Amico
TESORI D'ARTE DELLA SERBIA MEDIEVALE
Un viaggio tra Oriente e Occidente
alla presenza dell'Autrice.
Introduzione della dott.ssa A.M. Spiazzi
Intermezzo e finale musicale con brani di musica sacra eseguiti dalla Nova Schola Cantorum e dal soprano Rosalina Bressan

venerdì 4 novembre 2022

Corso di lingua croata

 Vi stra consigliamo la grammatica di Vlatka Gott e Anna Morpugno se volete imparare il croato 




giovedì 13 ottobre 2022

IL PECCATO ORIGINALE







 IL PECCATO ORIGINALE

L'Europa è morta quando la NATO ha espulso illegalmente il cuore della Serbia nel 1999, dice il Colonnello Jacques Hogard


Colonnello Jacques Hogard - L'Europa è morta quando la NATO ha espulso illegalmente il cuore della Serbia nel 1999, dice il principale comandante militare francese
a cura di Umberto Marabese 7.1.2019
L'Europa è morta quando la NATO ha espulso illegalmente il cuore della Serbia nel 1999, dice il principale comandante militare francese il Colonnello Jacques Hogard
Bruxelles, Parlamento europeo, 28 novembre 2018.
Conferenza: " KOSOVO E METOHIJA - CASO EUROPEO DI SEZIONE VIOLENTA "
Signore e signori,
Sono lieto di essere qui oggi su invito del Centro di studi geostrategici di Belgrado, qui al Parlamento europeo.
Come ufficiale francese di alto livello, ho prestato servizio in Macedonia e poi in Kosovo nella prima metà del 1999. Quando sono stato assegnato al comando delle operazioni speciali francesi, sono stato nominato capo del gruppo congiunto delle forze speciali che è intervenuto prima della KFOR francese Lo schieramento della brigata sotto il comando della NATO.
....




Se si parla del Kosovo, il suo nome completo Kosovo-Metohija, non è infatti possibile ignorare il passato di questa regione, l'antico passato, la storia culturale e religiosa, la storia dell'identità serba e ortodossa sempre presente attraverso l'innumerevole e monumenti molto antichi, chiese, monasteri serbi trovati in tutta la provincia, ma anche il recente passato, e in particolare gli eventi degli anni '90 che culminarono nel 1999 durante la guerra che fu imposta alla Serbia, con il sostegno della NATO e dell'Unione Europea al Ribellione al KLA Albanese.
È in questo contesto che io stesso sono intervenuto in Kosovo a capo delle forze speciali francesi sotto il comando britannico.
Ciò che mi ha colpito in Kosovo nel 1999 è stata, prima di tutto, la grande disinformazione che ha preceduto e giustificato l'aggressione della NATO.
Anzi, è perché la parola "genocidio" è stata pronunciata dal presidente americano Bill Clinton e dal suo segretario di stato Madeleine Albright - che ha dato la cifra fatale e falsa di "100.000 morti" in Kosovo - che la NATO si permetterà di attaccare la Serbia nel marzo 1999, dopo le inaccettabili richieste degli alleati ai serbi durante i negoziati di Rambouillet che li costrinsero a rifiutare il Diktat, gli alleati volevano imporle su di loro.
Tuttavia, dopo la guerra del 1999, si vedrà che il numero delle vittime di tutte le origini, di tutti i gruppi etnici, civili o militari, sarà inferiore a 6.000.
Che è troppo, ovviamente, ma che non ha nulla a che fare con un "genocidio".
Ciò che mi colpì in seguito fu la sproporzione dei mezzi militari usati dalla coalizione alleata contro la piccola Serbia. Ricordo in particolare gli attacchi aerei massicci e senza fine, che hanno causato molte vittime innocenti, per non parlare delle ferite fisiche e psicologiche.
Era chiaro che si trattava di un procedimento forzato con la separazione tra la Repubblica di Serbia e la sua provincia del Kosovo, si potrebbe addirittura dire, l'amputazione di una delle sue più importanti entità territoriali. E non solo, perché mentre Kosovo-Metochia è oggi abitata soprattutto da albanesi, questo non è sempre stato il caso, e questa provincia rimane per i serbi il nucleo storico, spirituale, culturale e identitario della loro nazione.




Certamente, la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite (ancora in vigore, mai confutata dal 1999) ha permesso una separazione "di fatto" , un'amministrazione separata, per un periodo non specificato, ma ricordando chiaramente l'appartenenza del Kosovo alla Repubblica di Serbia.
Tuttavia, l'obiettivo è stato raggiunto e dopo i pogrom anti-serbi del 2004, destinati a continuare e accelerare la pulizia etnica, lo scenario che si è verificato nel 2008 aveva l'obiettivo di raggiungere l'obiettivo che la ribellione albanese si era prefissata con il complicità della NATO: la dichiarazione unilaterale di "indipendenza" della cosiddetta "repubblica del Kosovo".
Questo nuovo "Stato" nasce quindi da una guerra ingiusta, provocata sul continente europeo da uno stato europeo, certamente non membro dell'Unione, da altri stati europei, controllati a distanza dagli Stati Uniti d'America, per "punire" La Serbia per aver voluto mantenere il principio stesso della sua sovranità e integrità territoriale combattendo una ribellione armata che si sta sviluppando nella provincia del Kosovo e Metohija.
E questo Stato fantoccio - senza una risorsa identificata - insostenibile in quanto tale - è ora fonte di forti tensioni in tutti i Balcani. Lo vediamo ogni giorno o quasi.
Le Nazioni Unite non riconoscono la cosiddetta "Repubblica del Kosovo", che non è ancora riconosciuta da un gran numero di Stati nel mondo, inclusi gli Stati europei che sono membri dell'Unione europea e di recente 10 Stati che hanno riconosciuto il cosiddetto "Repubblica del Kosovo" prima, alla fine ha rinunciato a questo riconoscimento!
La Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite, che ha ricordato come principi basilari l'appartenenza inalienabile del Kosovo-Metochia alla Repubblica di Serbia, erede della Repubblica Federale di Jugoslavia e la necessaria smilitarizzazione dell'UCK, viene così violata due volte:
Prima con la dichiarazione unilaterale di "indipendenza" dei ribelli albanesi.
E ora con la loro volontà di trasformare le loro forze di sicurezza locali in un vero esercito.
Questa, la Risoluzione ONU 1244, ancora in vigore, la proibisce rigorosamente!
...
Questo è il motivo per cui mi sembra essenziale che la procedura giudiziaria sia iniziata nell'Unione europea alcuni anni fa, nel 2013, riguardo ai crimini di guerra dell'UCK e in particolare agli abominevoli crimini di traffico di organi denunciati nel rapporto Dick Marti, che avrebbe dovuto dare risultati nel 2015, saranno riattivati e completati.
È in gioco la credibilità dell'Unione europea.
Grazie per l'attenzione.
Bruxelles, Parlamento europeo, 28 novembre 2018.
Umberto Marabese



sabato 17 settembre 2022

LISICA, DI DUBRAVKA UGRESIC





 Oggi vi proponiamo un libro meraviglioso di una scrittrice meravigliosa, perseguitata dagli ustascia croati, che non conosce la parola "resa"

Tanto è amata all'estero quanto è odiata in patria. Noi tutti l'adoriamo 

Una volpe sa molte cose mentre il riccio sa solo una cosa (vecchio detto) 

Dubravka Ugresic è la regina della letteratura croata, ma solo all'estero si puo' esprimere liberamente. In Croazia non c'è libertà di parola. Lo puo' testimoniare bene Giacomo Scotti, per non parlare di Matvejevic (il suo pensiero è immortale)  e molti altri scrittori condannati all'esilio 

Dubravka Ugresic a Torino





Dubravka Ugrešic: Sono molto cambiata. Non vivo più dove vivevo prima. Vivo con insicurezza, mentre prima vivevo in modo sicuro. Coscientemente o no, porto con me quel mio bagaglio. Una delle mie esperienze più choccanti è stato che a Zagabria, dove vivevo una vita ordinata e stabile, completamente integrata - insegnavo alla facoltà, scrivevo - in una notte tutto è scomparso a causa di un dettaglio. Sui giornali è stato pubblicato un articolo contro di me e il giorno seguente tutta la città mi ha voltato le spalle. Le persone che consideravo mie amiche non mi chiamavano più - hanno smesso di chiamarmi quel mattino, i vicini di casa mi hanno voltato le spalle, la gente con cui lavoravo alla facoltà ha smesso di salutarmi. Si è trattato di un incubo che io cerco di dimenticare.

Mi chiederete come è possibile che tutto ciò che aveva un valore per 20 anni fosse potuto sparito a causa dell'articolo in cui c'era scritto che ero una traditrice, una nemica dello stato o una strega? Ciò è del tutto inventato e lì temiano anche le proprie illusioni. Tutti noi portiamo qualche fantasia domestica. Quando abbiamo freddo pensiamo: "mi riscalderò a casa". D'un tratto tutto si è mostrato non valido. In questo senso la mia storia è una storia ebrea. Un giorno qualcuno vi mette la stella e basta. E intorno a voi terra bruciata.

Dubravka Ugrešic: Non bisogna permettere l'oblio. Finché non si raggiungerà un'ampia sensibilità verso queste cose, occorre ripeterle continuamente, perché la gente non vuole riconoscere di essersi comportata da canaglia. Regolarmente le canaglie non riconoscono di esserlo, e nemmeno saranno mai coscienti di ciò, perché, se così fosse, non lo sarebbero mai state. Bisogna alimentare questo sentimento, perché in fondo si è trattato di una nostra scelta, Miloševic è stata una scelta serba, Tudjman è stata una nostra scelta e la gente ha votato, non una, ma bensì cinque volte, e ha votato per la propria infelicità e disumanizzazione.

Dubravka Ugrešić è una delle scrittrici croate più tradotte in Italia. Nel tempo, Garzanti prima, quindi Bompiani ed ora Nottetempo hanno pubblicato i suoi libri più significativi. Eppure è, o meglio sarebbe dire, è stata una delle scrittrici più odiate in patria al tempo della cosiddetta “Guerra patriottica” e del regime di Tuđman, tanto da costringersi a una sorta di auto esilio, scegliendo poi di vivere in Olanda.


Lo scomodo jugoslavismo di Dubravka Ugrešić
dà fastidio anche a Diego Zandel e alla lobby europeista di Osservatorio Balcani Caucaso

Il timore però è che l’invito sia rivolto alla dissidente più che alla brava scrittrice che la Ugrešić è, facendole ricoprire un ruolo che ormai dovrebbe scrollarsi di dosso, credo con una profonda riflessione sui passi in avanti compiuti dalla Repubblica di Croazia dai tempi di Tuđman che, perseguitando lei ed altri scrittori critici, mostrava il volto becero di un regime. Magari partendo dalla semplice considerazione che l’attuale Repubblica di Croazia non solo contribuisce economicamente, attraverso il ministero della Cultura, alla traduzione dei suoi libri all’estero, ma anche a qualcuno dei suoi viaggi di lavoro come, ad esempio, l’ultimo nel nostro paese per la presentazione proprio di questo libro a Torino e a Roma.


....Durante il suo periodo a Globus ottenne una notevole notorietà grazie a un articolo di opinione non firmato del 1992 (che alla fine ammise di aver scritto), intitolato "Le femministe croate stanno violentando la Croazia", ​​in cui attaccava cinque scrittrici femministe croate ( Slavenka Drakulić , Vesna Kesić , Jelena Lovrić , Dubravka Ugrešić e Rada Iveković ), accusandole di tradire la Croazia. L'articolo fu fonte di significative controversie che alla fine portarono a una causa per diffamazione contro la rivista. [ 4 [ 5 ]


951 processi contro giornalisti, richieste di risarcimento danni per 10,3 milioni di euro. Numeri che testimoniano come il mondo dei media in Croazia sia sotto pressione. Ne abbiamo parlato con Vanja Jurić, avvocatessa specializzata in libertà di espressione









Avversaria tenace di quella forma di fascismo che è stato il nazionalismo post-jugoslavo, emigrata nel ’93 – dopo la polvere sollevata dal crollo del Muro di Berlino – dall’Istituto per le scienze letterarie della Facoltà di filosofia di Zagabria verso Germania, Olanda e negli Stati Uniti, si sente a casa in una sorta di piattaforma di letteratura transnazionale, out of the nation, che definisce una resistenza. Catalogata come scrittrice croata all’esterodopo essere stata disconosciuta come tale nel paese natio, Ugreŝić ha sempre rifiutato il revisionismo storico di culture politiche artificiose, autoritarie e l’ingresso nel presepe dei criminali della guerra disgregatrice innanzitutto dei legami sociali, familiari.

Ha detto no all’oligarca, al militare che riabilitò il simbolismo del movimento ustaša fascista. Ha disertato il pacchetto di prescrizioni e le bugie politiche, culturali del presidente ultranazionalista Franjo Tudjman, perché un buon scrittore non lo si distingue dal passaporto, ancor più se posticcio. La sua ferita si chiama patria: «Io stessa non sono né un’emigrante, né una profuga, né una rifugiata politica. Io sono una scrittrice che a un certo punto ha deciso di non vivere più nella sua terra perché la sua terra non era più sua», si dichiara in Vietato leggere. Come ha notato Predrag Matvejević, nei testi di Ugreŝić la dissidenza non è fine o mezzo, tanto meno movente o pretesto.












Ora è morta e abbiamo superato la fine della storia. Il nazionalismo è tornato, in tutta Europa e nel mondo occidentale. Ricordo che circa quindici anni fa ci sia stata una lunga discussione tra Dubravka e l’altra principale scrittrice croata della sua generazione, Daša Drndić, scomparsa nel 2018. Daša ha risposto con veemenza a un certo punto alla denuncia di Dubravka di essere stanca, sfinita, dalla continua banalità del nazionalismo e dal suo compito da scrittrice di affrontare questo male. Di fronte al nazionalismo (e al fascismo), sosteneva Daša, non ci si può permettere di essere stanchi. Entrambi avevano ragione, credo. Entrambe hanno speso una parte considerevole del loro formidabile talento scrivendo contro il fanatismo politico, razziale e sessista, ed entrambe sono stati profondamente segnate da questa battaglia.



La NATO in Jugoslavia. Dalla guerra al colpo di stato

  Dai bombardamenti NATO al colpo di stato: il lungo assedio alla Jugoslavia. La guerra del '99 non fermò Milošević. Così, l'Occiden...