Il 9 novembre 1993, le formazioni armate croate distrussero il Vecchio Ponte a Mostar, simbolo della città sul fiume Neretva e monumento del patrimonio culturale e storico della Bosnia ed Erzegovina. I colpi di artiglieria dei militari croati non distrussero solo il leggendario ponte, ma danneggiarono l'intero centro storico della città, inclusi diverse antiche moschee, madrasse e l'unico hammam dell'Erzegovina.
lunedì 10 novembre 2025
1993. I croati distruggono il ponte di Mostar
Come i croati reclutavano i mercenari nelle guerre fratricide
Franjo Tudjman e Gojko Susak, per quanto riguarda il territorio della Repubblica della Croazia, avevano, in importanti punti strategici di questo paese, quattro eccellenti sceriffi di guerra che godevano del tacito consenso del regime per l’eliminazione della popolazione etnicamente impura, e per il t[]ismo di strada della popolazione di nazionalità dominante. Tutti e quattro – in modo più o meno stabile – erano integrati nei meccanismi ufficiali dello stato, cosa che per uno di loro è ancora valida.
Tihomir Oreskovic, che era ritornato in Croazia all’inizio degli anni novanta, durante la guerra è stato il signore incontestato di Gospic, nonostante avesse una funzione relativamente poco stimata come segretario dello Stato maggiore di crisi per la Lika. Il potere di Oreskovic proveniva dal suo legame con Gojko Susak, l’ex ministro croato della difesa, e coi più eminenti membri dell’apparato di spionaggio militare vicini a Susak: si tratta, dunque, di membri del SIS che erano reclutati fra i membri e i simpatizzanti del Movimento per la costruzione dello stato croato con a capo Nikola Stedul. Proprio grazie alla potente protezione militare e di spionaggio, il colonnello Oreskovic è rimasto intoccabile fino alla fine del 2000, quando contro lui, e altri quattro suoi compagni di crimine, a Rijeka, è stato istruito il processo per partecipazione alla uccisione dei civili serbi a Gospic nell’ottobre del 1991. E’ stato condannato a quindici anni di galera, e l’ultima informazione che è stata pubblicata sul suo conto, diceva che è uno degli autori più proficui di "Lepoglavski vjesnik", il bollettino del famoso penitenziario di Zagorje, del quale, poco tempo fa, è uscito il secondo numero.
Gli altri tre – Tomislav Mercep, Branimir Glavas e Djuro Brodarac – non hanno ancora avuto l’occasione di dimostrare il proprio potenziale letterario, e non si sa nemmeno se mai succederà. Mercep nel 1990 e nella prima metà del 1991 è stato per Vukovar quello che per Osijek, nello stesso periodo, è stato Glavas – cioè, il segretario per la difesa popolare – e in entrambe queste città succedevano più o meno le stesse cose: i civili serbi venivano uccisi in massa e i loro corpi venivano buttati nella Drava e nel Danubio. A differenza di Glavas, il Napoleone di Vukovar – che dopo essere uscito dalla città assediata, si è ornato della funzione di consigliere speciale del ministro degli affari interni – non ha limitato la sua attività soltanto alla regione prescritta, ma è stato a capo dell’unità che spesso veniva nominata unità della para polizia e che seminava morte fra i serbi a Zagabria, a Pakracka poljana, a Gospic e a Karlobag.
Tomislav Mercep, candidato alle elezioni presidenziali nel 2000, momentaneamente guida una delle innumerevoli associazioni di volontariato, si occupa in piccolo di imprenditoria privata e aspetta che il tribunale dell’Aia invii al potere giudiziario della Croazia i documenti d’indagine sulle sue malefatte di guerra, per poter avviare in Croazia il processo contro di lui. Branimir Glavas, che nel mese di maggio si è separato dal HDZ e ha fondato una sua iniziativa semi regionale, con impazienza aspetta che il principale procuratore di stato, Mladen Bajic, finalmente prenda il coraggio e proponga di iniziare l’indagine sulla sua, di Glavas, partecipazione negli omicidi di varie decine di civili di Osjek di nazionalità serba. Le aspettative di Djuro Brodarac, capo di guerra della polizia di Sisak, sono orientate alla speranza che venga dimenticato il suo decisivo ruolo nella eliminazione di più di cento Serbi di Sisak, ma anche lui potrebbe essere sorpreso dal contenuto del pacchetto che presto l’Aia invierà agli organi giudiziari croati: fino ad allora riceverà lo stipendio come consigliere speciale del primo ministro per lo sminamento.
I tre sceriffi di guerra più noti e più importanti fra i Croati della Bosnia ed Erzegovina – Mladen Naletilic Tuta, Vinko Martinovic Stela e Ivica Rajic – oggi risiedono nel carcere dell’Aia. Mladen Naletilic Tuta, auto-proclamatosi generale del Consiglio croato della difesa e comandante della decantata "Kaznenicka bojna" di Siroki Brijeg, davanti al tribunale dell’Aia – nel processo di primo grado – è stato condannato a venti anni di carcere per partecipazione attiva nella pulizia etnica dei Bosgnacchi dell’Erzegovina. Emigrato del periodo prima della guerra che si muoveva negli ambiti di spionaggio – azzardo – della sinistra della Germania e della Svizzera, il suo ruolo di signore onnipotente dell’Erzegovina occidentale, che non disdegnava la sanguinosa resa dei conti neanche con i Croati che non riconoscevano la sua autorità, l’ha avuto grazie all’amicizia e all’origine comune con Gojko Susak, ma la sua macchina iniziò ad andare in discesa quando Susak, su insistenza di Klaus Kinkel e di Franjo Tudjman, dovette rinunciare.
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BOMBE NATO SULLA SERBIA
Questo è un elenco di fatti significativi databili, come tale non deve essere considerato completo (nota che Italia e Serbia hanno lo stesso fuso orario).
Le cifre dei morti e feriti sono basate su rapporti delle autorità serbe dell'epoca. Va notato che in diversi casi sono state confermate nella sostanza tramite testimonianze della stampa, anche internazionale, e da rapporti della Croce Rossa.
- 24 marzo 1999 iniziano le operazioni aeree contro la Serbia:
- dalla mattina si riduce l'attività di volo di routine sui cieli dell'Adriatico;
- ore 16:00 circa, iniziano i primi decolli di aerei di supporto (tanker, AWACS, postazioni di comando volanti, ecc);
- ore 17:50 circa, iniziano i decolli serrati degli aerei d'attacco, alle 20:00 l'operazione sarà completamente avviata;
- 25 marzo, ore 02:00 iniziano le incursioni all'interno della Serbia, gli attacchi della prima notte si concentrano su postazioni SAM e aeroporti in Kosovo e nei dintorni di Belgrado, vengono impiegati anche i missili da crociera;
- 26 marzo, inizia l'afflusso dei primi profughi kosovari presso le frontiere albanese e macedone, la NATO individua alcune aree all'interno delle quali viene effettuata una "pulizia etnica";
- 27 marzo, ore 20:45, un F-117 statunitense viene abbattuto a circa 28 miglia da Belgrado, il pilota è recuperato incolume tre ore dopo;
- 31 marzo, tre soldati statunitensi della Joint Guarantor in Macedonia vengono catturati e portati prigionieri a Belgrado;
- 5 aprile, una bomba da 250 kg cade in un'area abitata, diciassette morti;
- 12 aprile, un ponte viene bombardato mentre vi transita un treno, cinquantacinque morti;
- 13 aprile, intensificazione delle operazioni sul Kosovo:
- l'esercito serbo colpisce con artiglieria un villaggio di frontiera albanese;
- 14 aprile, circa settantacinque civili kosovari vengono uccisi per errore da aerei NATO;
- 21 aprile e seguenti, le operazioni aeree s'intensificano nella capitale serba, viene bombardato con bombe incendiarie il quartier generale del Partito Socialista Jugoslavo;
- 23 aprile, alcuni missili colpiscono la torre della televisione pubblica serba, causando sedici morti;
- lo stesso giorno viene respinta una prima offerta di tregua da parte di Milošević;
- 30 aprile, il bombardamento del ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, causa la morte di sei persone, di cui tre bambini, e otto feriti;
- 1º maggio, quarantasette civili vengono uccisi nel loro bus centrato mentre attraversava un ponte sotto bombardamento, questo è il secondo incidente di questo tipo;
- il giorno successivo i tre soldati statunitensi vengono rilasciati come segno di buona volontà al reverendo Jesse Jackson;
- 7 maggio, un errore durante un bombardamento nelle vicinanze di Nis (nel sud) causa la morte di quindici uomini e circa settanta feriti;
- 8 maggio, l'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita per un probabile errore di intelligence causando tre morti e un forte incidente internazionale;
- 13 maggio, dopo un apparente ritiro serbo dal Kosovo, e il ricorso della Serbia contro la NATO per genocidio presso il Tribunale Internazionale dell'Aia (rigettato il 2 giugno):
- circa sessanta morti e ottanta feriti causati dalla NATO contro un villaggio kosovaro, Korisa; la NATO accusa i serbi di aver usato i civili come scudi umani;
- 21 maggio, circa cento carcerati muoiono durante il bombardamento di un carcere a Pristina;
- 22 maggio, sette guerriglieri dell'UCK rimangono uccisi per un errore della NATO, altri quindici feriti;
- 27 maggio, Milošević e alti ufficiali vengono indagati per crimini di guerra presso il Tribunale Internazionale dell'Aia;
- 30 maggio, durante un bombardamento di un ponte autostradale, rimangono uccise undici persone che lo stavano attraversando;
- 31 maggio, due stragi di civili:
- venti persone rimangono uccise in un ospedale a Surdulica, nel sud; la NATO nega ogni responsabilità;
- una bomba Nato colpisce il villaggio di Novi Pazar, causando ventitré morti;
- 1º giugno, Milošević accetta le decisioni del G8, si inizia a pianificare una missione di pace in Kosovo;
- 9 giugno, lo Stato Maggiore serbo firma con la NATO l'accordo di Kumanovo sul ritiro dal Kosovo;
- 10 giugno, dopo 78 giorni di bombardamenti, le missioni di attacco sono sospese.
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