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sabato 1 novembre 2025

La Russia sulle lotte serbe di fronte all’aggressione del Kosovo




 La Russia sulle lotte serbe di fronte all’aggressione del Kosovo e alla complicità occidentale

[originale con DOPPIAGGIO AUTOMATICO] (Freelensia, 23 ott 2025)
Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Kosovo, il rappresentante permanente della Russia, Vasily Nebenzya, ha criticato aspramente le azioni aggressive di Pristina contro la comunità serba e la continua indulgenza dell’Occidente verso tali comportamenti. Ha avvertito che le politiche del Kosovo, sostenute dalle potenze occidentali, stanno aggravando la crisi, minando la Risoluzione 1244 e minacciando la stabilità regionale.
Nebenzya ha evidenziato l’erosione dei diritti dei serbi nel nord del Kosovo, la creazione di un cosiddetto “esercito del Kosovo” e i tentativi di sopprimere la rappresentanza politica serba. Mosca ha ribadito il suo invito al rispetto rigoroso del diritto internazionale e il sostegno a una soluzione pacifica e reciprocamente accettabile basata sulla sovranità della Serbia e sulla Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite.
È possibile selezionare le lingue dei sottotitoli preferite nelle impostazioni di YouTube.



sabato 4 ottobre 2025

BOMBE NATO SULLA SERBIA

 





Questo è un elenco di fatti significativi databili, come tale non deve essere considerato completo (nota che Italia e Serbia hanno lo stesso fuso orario).

Le cifre dei morti e feriti sono basate su rapporti delle autorità serbe dell'epoca. Va notato che in diversi casi sono state confermate nella sostanza tramite testimonianze della stampa, anche internazionale, e da rapporti della Croce Rossa.

  • 24 marzo 1999 iniziano le operazioni aeree contro la Serbia:
    • dalla mattina si riduce l'attività di volo di routine sui cieli dell'Adriatico;
    • ore 16:00 circa, iniziano i primi decolli di aerei di supporto (tanker, AWACS, postazioni di comando volanti, ecc);
    • ore 17:50 circa, iniziano i decolli serrati degli aerei d'attacco, alle 20:00 l'operazione sarà completamente avviata;
  • 25 marzo, ore 02:00 iniziano le incursioni all'interno della Serbia, gli attacchi della prima notte si concentrano su postazioni SAM e aeroporti in Kosovo e nei dintorni di Belgrado, vengono impiegati anche i missili da crociera;
  • 26 marzo, inizia l'afflusso dei primi profughi kosovari presso le frontiere albanese e macedone, la NATO individua alcune aree all'interno delle quali viene effettuata una "pulizia etnica";
  • 27 marzo, ore 20:45, un F-117 statunitense viene abbattuto a circa 28 miglia da Belgrado, il pilota è recuperato incolume tre ore dopo;
  • 31 marzo, tre soldati statunitensi della Joint Guarantor in Macedonia vengono catturati e portati prigionieri a Belgrado;
  • 5 aprile, una bomba da 250 kg cade in un'area abitata, diciassette morti;
  • 12 aprile, un ponte viene bombardato mentre vi transita un treno, cinquantacinque morti;
  • 13 aprile, intensificazione delle operazioni sul Kosovo:
    • l'esercito serbo colpisce con artiglieria un villaggio di frontiera albanese;
  • 14 aprile, circa settantacinque civili kosovari vengono uccisi per errore da aerei NATO;
  • 21 aprile e seguenti, le operazioni aeree s'intensificano nella capitale serba, viene bombardato con bombe incendiarie il quartier generale del Partito Socialista Jugoslavo;
  • 23 aprile, alcuni missili colpiscono la torre della televisione pubblica serba, causando sedici morti;
    • lo stesso giorno viene respinta una prima offerta di tregua da parte di Milošević;
  • 30 aprile, il bombardamento del ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, causa la morte di sei persone, di cui tre bambini, e otto feriti;
  • 1º maggio, quarantasette civili vengono uccisi nel loro bus centrato mentre attraversava un ponte sotto bombardamento, questo è il secondo incidente di questo tipo;
    • il giorno successivo i tre soldati statunitensi vengono rilasciati come segno di buona volontà al reverendo Jesse Jackson;
  • 7 maggio, un errore durante un bombardamento nelle vicinanze di Nis (nel sud) causa la morte di quindici uomini e circa settanta feriti;
  • 8 maggio, l'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita per un probabile errore di intelligence causando tre morti e un forte incidente internazionale;
  • 13 maggio, dopo un apparente ritiro serbo dal Kosovo, e il ricorso della Serbia contro la NATO per genocidio presso il Tribunale Internazionale dell'Aia (rigettato il 2 giugno):
    • circa sessanta morti e ottanta feriti causati dalla NATO contro un villaggio kosovaro, Korisa; la NATO accusa i serbi di aver usato i civili come scudi umani;
  • 21 maggio, circa cento carcerati muoiono durante il bombardamento di un carcere a Pristina;
  • 22 maggio, sette guerriglieri dell'UCK rimangono uccisi per un errore della NATO, altri quindici feriti;
  • 27 maggio, Milošević e alti ufficiali vengono indagati per crimini di guerra presso il Tribunale Internazionale dell'Aia;
  • 30 maggio, durante un bombardamento di un ponte autostradale, rimangono uccise undici persone che lo stavano attraversando;
  • 31 maggio, due stragi di civili:
    • venti persone rimangono uccise in un ospedale a Surdulica, nel sud; la NATO nega ogni responsabilità;
    • una bomba Nato colpisce il villaggio di Novi Pazar, causando ventitré morti;
  • 1º giugno, Milošević accetta le decisioni del G8, si inizia a pianificare una missione di pace in Kosovo;
  • 9 giugno, lo Stato Maggiore serbo firma con la NATO l'accordo di Kumanovo sul ritiro dal Kosovo;
  • 10 giugno, dopo 78 giorni di bombardamenti, le missioni di attacco sono sospese.



domenica 28 settembre 2025

Ricatto alla Serbia, tra Pristina e Kragujevac





La partita balcanica in questo periodo, letta con calma, suggerisce una sorta di conto finale presentato alla Serbia sconfitta, con risarcimento di consolazione per cercare di tenersela amica. Dare-avere. Ti porto definitivamente via il Kosovo e i suoi monasteri ortodossi, salvo qualche territorio marginale da contrattare, e ti risarcisco con la nuova produzione della monovolume Fiat nell'affamata Kragujevac. Che il conto auto lo paghi la banca europea e la stessa Serbia, oltre ai lavoratori di Mirafiori o di Pomigliano, è un dettaglio. Come è rimasto dettaglio per 10 anni il numero di operai della Zastava uccisi dai bombardamenti Nato del 1999. Il Kosovo indipendente albanese è volontà americana con avallo complice di parte europea. La delocalizzazione Fiat in Serbia è puro e semplice ricatto antisindacale, ma, data l'attuale dimensione Fiat, anche questo è messaggio planetario. Cuochi diversi ma sempre la stessa frittata. Fatto a pezzi il diritto internazionale consolidato da parte dalla Corte di giustizia internazionale che si inchina al fatto compiuto. Frittata nelle conseguenze secessioniste che troveranno legittimazione in tutto il mondo, frittata industriale nel delicato rapporto tra impresa e lavoratori che colpisce l'Italia ma che punta ad educare quello che resta del mondo operaio nell'occidentale dei diritti sindacali.

Il Kosovo etnico albanese secessionista, riconosciuto indipendente da un terzo soltanto del Paesi Onu, diventa di colpo uno Stato «indipendente, democratico, unito e multietnico». Parola del vicepresidente Usa Joe Biden, con la benedizione a seguire della Corte internazionale. Audace piroetta sui confini labili tra diritto e politica. Vince la logica della realpolitik definita sempre dal più forte. La giravolta della Corte Internazionale riporta alla memoria l'altro miracolo imposto da oltreoceano a metà del 1998, otto mesi prima delle bombe umanitarie della Nato sulla Jugoslavia. Sino a maggio gli episodi di violenza contro il governo di Belgrado era condotti dall'organizzazione «terrorristica» dell'Uck: parola dell'allora inviato Usa per i Balcani Christopher Hill. A giugno, magia d'estate nella caricatura del famoso «contrordine compagni», i «terroristi» si trasformano prima in «ribelli» e poi in «partigiani». Sempre per indicazione atlantica. Cosa sia accaduto prima, durante e dopo i tre mesi di bombardamenti è materia di verità ufficiali taroccate e di verità scomode mai svelate compiutamente.
In un parere giuridico contrastato al suo interno, la Corte internazionale afferma che la secessione proclamata da Pristina il 17 febbraio del 2008 è coerente con la risoluzione 1244 delle Nazioni Unite. Perché, ovviamente, il Consiglio di Sicurezza s'era ben guardato dall'usare la parola «secessione», anche solo per vietarla. Cosa sia il Kosovo, nonostante le cronache inesistenti, è cosa nota. Forti ingerenze criminali all'interno stesso dello Stato, criminali di guerra non perseguiti, forte caratterizzazione etnica anti-serba, forma della democrazia dai risultati molti incerti, unità territoriale di fatto inesistente. Lo documentano i ripetuti documenti riservati dei militari Unmik e dei civili di Eulex. Lamberto Zannier, rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Kosovo avverte. «C'è sempre il rischio che una scintilla possa innescare un processo di crisi sul terreno, difficilmente gestibile da parte della comunità internazionale». Traduzione dalla prudenza diplomatica. La sentenza della Corte aumenterà certamente le tensioni interetniche e la comunità internazionale, in via di smobilitazione, non sarebbe in grado di gestirle.
Le cronache più attente accennano ora al timore di contagio sui movimenti separatisti diffusi nel mondo. Leggo di baschi, corsi, ceceni, abkazi. Elenco con lo sconto. Solo per la nostra autoreferenziale Europa, mi verrebbe da pensare, oltre che a Spagna, Francia e Russia, al Belgio di fiamminghi e valloni, agli ungheresi e ai rumeni mischiati tra loro dai confini di Yalta, alle minoranze russofone nei Paesi baltici, all'Ucraina. A lavorarci un po' sopra, ne verrebbe fuori una lista da capogiro. Poi ci sono, ignorati come sempre, gli stessi Balcani. La Bosnia multietnica imposta dal cessate il fuoco di Dayton. Altra politica internazionale allora, quando i confini nazionali preesistenti erano considerato intangibili. Dopo il Kosovo non più. Si agitano i serbo-bosniaci di Banja Luka che a Sarajevo preferirebbero Belgrado. Sono inquieti i croati erzegovesi di Mostar. Si agitano e spesso sparano gli albanesi del nord Macedonia che, col loro 25% di popolazione, controllano di fatto tutto il territorio ai confini col Kosovo e con l'Albania. Inquietudini albanesi anche nelle vallate serbe di Presevo e Bujanovac e lungo la sponda montenegrina tra Dulcigno e il lago di Scutari.
Problemi vecchi e noti, tenuti in sonno con la vaga promessa di un futuro Eldorado nell'Unione europea senza frontiere. Frottole ormai trasparenti. Al massimo un visto di libera circolazione Schengen, qualche privilegio commerciale, qualche delocalizzazione industriale nell'interesse dell'imprenditoria comunitaria in cerca di sconti sul costo del lavoro e sui diritti sindacali. Di allargamento prossimo futuro, fatta forse eccezione per la Croazia, non se ne parlerà per un bel pezzo. Con un nuovo e intraprendente protagonista che si affaccia sull'area. La Turchia che, snobbata dall'Unione, torna con credibilità politica e forza economica nei Balcani delle sue memorie imperiali ottomane. Bastava essere l'11 luglio a Srebrenica, in Bosnia, nella ricorrenza del massacro. Onu, Stati Uniti e Ue assenti. L'impressione è quella di politici occidentali che si credono statisti, pensando forse di potersi scegliere l'islam più rassicurante da avere in casa. Fuori dalla porta però. Di una diplomazia europea che crede di condurre una gigantesca partita a Risiko. Salvo accorgersi presto, temo, che era stato loro concesso soltanto il gioco dell'oca.
Ennio Remondino 




giovedì 25 settembre 2025

“26 anni fa la NATO bombardò il mio Paese” – Il serbo Vučić condanna

 






Intervenendo all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha espresso una dura critica ai bombardamenti della Jugoslavia da parte della NATO nel 1999.
Ha dichiarato: "26 anni fa, il mio Paese è caduto preda di una brutale aggressione da parte della NATO. Quell'atto ha aperto il vaso di Pandora".
Vučić ha sostenuto che l'intervento ha minato il diritto internazionale e messo in discussione il principio di integrità territoriale, avvertendo che tali precedenti continuano a destabilizzare l'ordine globale ancora oggi. Il suo discorso ha collegato il passato della Serbia ai dibattiti in corso su sovranità, interventismo e doppi standard nelle relazioni internazionali.








Una statua dell’ex capo dell’OSCE in Kosovo, l’americano William Walker, nel villaggio di Racak, alla porte di Pristina, dove, fine 1998, in piena guerriglia interna alla Jugoslavia, una battaglia di tre giorni con le sue vittime, fu montata come strage di civili convincendo il mondo -Italia compresa- che quella guerra contro Milosevic andava fatta.



martedì 23 settembre 2025

SAMOPRAVO

 Riprendiamo un vecchio post






Da un po' di tempo il blog di Alberto non è visibile e questo ci spiace molto perchè ci facevamo spesso riferimento.
Per incitarlo a riprendere o ad aggiustare il problema, mandiamo in onda un suo brano sempre attuale : la faziosità del tribunale dell'Aja.
Citiamo alcuni brani :

Il Tribunale Penale Internazionale per l'Ex-Jugoslavia (cosiddetto Tribunale dell'Aia) è, se si eccettua Norimberga, il primo esempio di tribunale penale internazionale. La sua importanza da un punto di vista storico e giuridico è quindi fondamentale: per la prima volta gli individui che si sono macchiati di gravi crimini (genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità) nel corso di un conflitto armato sono chiamati a risponderne di fronte ad un organo giudiziario internazionale. Non rileva che essi siano comuni cittadini o Capi di Stato, siano semplici soldati che hanno "solo eseguito gli ordini" oppure generali responsabili di intere campagne militari contro la popolazione civile.

Creato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 1993 per cercare di arrestare l'escalation di violenza nei Balcani, il Tribunale ha il compito di giudicare gli individui che si sono macchiati di "gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse sul territorio dell'Ex-Jugoslavia, a partire dal 1991" (art.1 dello Statuto).

Contrariamente a quanto molti pensino, pertanto, il Tribunale dell'Aja ha una giurisdizione estremamente limitata, sia per tempo, sia per spazio (per questo viene definito un "Tribunale ad hoc"): innanzitutto esso può solo giudicare i crimini commessi sul territorio dell'Ex-Jugoslavia, e per di più solo quelli commessi a partire dal 1° gennaio 1991. Non viene invece stabilita una data finale: il Tribunale indaga così anche sui crimini commessi in Kossovo. Potenzialmente potrebbero addirittura cadere sotto la giurisdizione del Tribunale anche le truppe NATO per i bombardamenti sulla Serbia del 1999 (anche se le indagini riguardo a tali episodi, pur iniziate, sono state presto archiviate).

L'aspetto più interessante del Tribunale dell'Aja, da un punto di vista giuridico, è il "diritto penale" che il Tribunale applica.
Dal momento che manca un codice penale internazionale, l'operato del Tribunale si basa su di un corpus normativo assolutamente disorganico, e poco "penalistico": le norme giuridiche internazionali che indicano i crimini che il Tribunale giudica (le Convenzioni di Ginevra del 1949, la Convenzione contro il Genocidio del 1948, le Convenzioni dell'Aia del 1907) non contengono infatti né una definizione dei crimini (ad esempio, cosa si deve intendere per "Persecuzione"?), né, ad esempio, stabiliscono che pena debba subire chi li commetta (quale può essere la pena per un crimine come il Genocidio?).

Per quanto riguarda le indagini sul Kosovo, preciso che dato che il Procuratore non ha lì'obbligo di esercitare l'azione penale (a contrario che in italia, ad esempio) e ha quindi discrezionalità su quali crimini perseguire e quali no. Giuridicamente non deve quindi giustificare la sua scelta di non portare alla sbarra i militari NATO.
Da un punto di vista politico mi sembra invece molto chiaro il perchè di questa scelta: "il cane non morde la mano di chi gli dà da mangiare", si dice, in questi casi...

Fino a qui .. quello che ha scritto Alberto..
Ma poi c'è un bel commento :

Questo Tribunale e' stato voluto e finanziato da Paesi che in un modo o nell'altro hanno partecipato all'aggressione contro il popolo Serbo. La colpa principale e' stata della Russia, che non ha difeso adeguatamente un popolo fratello. E' doveroso ricordare tutte le angherie che la Serbia ha subito nell'ultimo decennio, l'embargo, la limitazione del proprio spazio aereo, con relativo blocco navale, la campagna denigratoria, che continua tutt'ora, il flusso di esuli che il Paese ha dovuto accogliere provenienti da tutte le parti, il blocco delle transizioni finanziarie, le restrizioni che i Serbi subiscono quando vanno all'estero, le amputazioni territoriali ed infine questo Tribunale, dove la maggior parte degli imputati sono Serbi e la Russia, come gia' detto in precedenza, pur avendo diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti e stata a guardare, facendo finta di non capire che in futuro piu' o meno prossimo, potrebbe anch'essa essere presa di mira dell'espansionismo Occidentale (vedi vicenda Ucraina). Ci sono due aspetti di questo Tribunale che hanno dell'incredibile: 1°. Essendo stato istituito nel 1993, come fa a giudicare i fatti dal 1991 in poi, visto che a livello giuridico non esiste la retroattivita'. 2°. Esso e' stato istituito per l'ex Jugoslavia, mentre l'ultimo "pezzo di Jugoslavia" e' cessato di esistere nel 2003 e quindi i fatti del Kosovo del 1999, non sono di competenza di quel Tribunale. Poi ci sono tanti altri aspetti che hanno dell'incredibile, ma desidero che siano altri utenti a commentarli.

Potete leggere tutto : qui




martedì 2 settembre 2025

Kosovo me fat?

 Purtroppo non è più on line ed era un gran bel lavoro

Kosovo me fat? Frammenti di uno stato nascente è un documentario di Mario Leombruno e Luca Romano al quale ha collaborato anche il nostro amico Antonio.

Complimenti a tutti 

Kosovo me fat?

“Kosovo me fat - frammenti di uno stato nascente”



giovedì 28 agosto 2025

2010. Osservatorio Balcani e Caucaso

Marzo 1981. Attacco armato di 2000 studenti dell’Università di Pristina cui si aggiungono comuni cittadini e operai. Vengono distrutti negozi, auto, case dei cittadini slavi. I morti sono oltre 1000, la maggior parte per armi da fuoco (fonti: Min. Interno)
Aprile 1981. Treni deragliati, scuole date alle fiamme, attentati alla centrale elettrica di Kosovo Polje e alla fabbrica di Urosevac. 680 incendi dolosi causano danni per 70 milioni di dinari tra il 1980 e il 1981 (dati Ministero degli Interni).
13 Maggio 1981. Franjo Herlevic, segretario federale agli interni, denuncia l’attacco allo Stato da parte del gruppo terrorista-criminale “fronte rosso”, legato ai servizi segreti albanesi e al governo albanese (il Fronte Rosso era un gruppo terroristico nazionalista clandestino, che diffondeva la paura con omicidi ed esecuzioni, nato dopo la rottura tra Tito e Stalin e l’uccisione di Koci Xoxe, probabilmente finanziato inizialmente da Stalin contro la Jugoslavia ribelle. In Kosovo e Metohija è stato particolarmente attivo dal 1981. Per maggiori info leggere Political Terrorism).
Aprile-Ottobre 1981. Oltre 10.000 slavi lasciano il Kosovo per sfuggire alle violenze etniche albanesi. Il Censimento di quell’anno mostra un’impennata negli squilibri demografici (popolazione serba nei censimenti: 1953 28%, 1971 21%, 1981 15%).
Ottobre -Novembre 1982. 3 bombe esplodono a Pristina. Attentati verso funzionari , esecuzioni, assassini di cittadini non-albanesi e violenze etniche aumenteranno esponenzialmente di anno in anno.
1981-1987. Sgominati oltre 200 gruppi mafioso-terroristici, 5.200 arresti, ma molti restano in clandestinità, altri all’estero (Albania, Germania, Italia, USA). Fonte: Ministero Intero.
Giugno 1987. I profughi slavi in fuga dal Kosovo salgono a 22.000. Popolazione serba in KosMet: 10% (censimento 1987)
1988. Escalation della violenza verso la minoranza slava: attentati, esecuzioni di funzionari, omicidi, intimidazioni, sfratti si moltiplicano. I profughi aumentano a oltre 30.000.
Fine 1989. I gruppi terroristico-criminali si uniscono nel Movimento popolare del Kosovo (LPK), formazione terrorista, criminale e nazionalista che si finanzia col traffico di droga, armi, esseri umani e contrabbando di organi. Tra gli affiliati Adem Jashari, Iljaz Kodra Jakup Nura, Sahit Jashari, Hashim Thaci, Sami Lushtaku, Fadil Kodra, Rexhep Selimi e altri. (molti ricoprono tuttora le più alte cariche nel governo di Pristina)
1990-1991. In Albania si addestrano terroristi e criminali vari per la formazione di un “esercito del Kosovo”. In questo gruppo sono Adem Jashari, Sahit Jashari e Murat Jashari, Iljaz Kodra Fadil Kodra. Il movimento terroristico è sempre clandestino ma sui singoli terroristi (noti anche al Dip. Stato USA) pendono già mandati di cattura internazionali; Nel solo anno 1991 vengono compiuti 119 attentati verso polizia e civili serbi (dati ministeriali). La stampa kosovara scrive apertamente che l’esecutore di molti attentati è Adem Jashari.
1992. In Albania fioriscono numerosi gruppi terroristci e criminali come NPK, NPOK cui fanno parte anche Thaci e Haradinaj (lo stesso Haradinaj dichiarerà che i gruppi stragisti che seminarono il terrore negli anni 80 e primi 90 furono la base per la creazione dell’UCK. Gli affiliati erano gli stessi). Sono uno scandalo diplomatico le foto che scatta la CNN in Albania, a Elbasan, che mostrano terroristi kosovari ricercati mentre vengono addestrati da ufficiali albanesi in divisa. La polizia serba scopre interi arsenali che i gruppi terroristici hanno spostato dall’Albania al Kosovo.
5 Aprile 1993. In casa Jashari gruppi armati e politici kosovari e albanesi pianificano escalation dell’attività terrorista contro polizia e civili serbi, e riuniscono la miriade di clan armati in un vero e proprio esercito clandestino con struttura militare e 40.000 uomini: l’UCK. Uno dei leader è Rexhep Selimi, in seguito uno dei comandanti dell'UCK e poi il Kosovo Protection Corps (in violazione degli accordi internazionali e della risoluzione 1244 che ordinava il disarmo dell’UCK e di tutti i suoi affiliati). In quel gruppo Azem Syla, Hashim Thaci, Sokol Bashota ecc…
La storia degli ultimi anni dell’UCK (inserito nel 97 dagli USA tra i gruppi terroristici internazionali) è cosa nota. Nonostante il disarmo dell’UCK previsto dagli accordi internazionali, i terroristi sono passati in massa nel Kosovo Protection Corps, ed il partito dell’UCK, il PDK fondato nel 99 dai terroristi, è il primo partito, il partito del capo di governo (condannato a 10 anni per terrorismo e genocidio)
Osservatorio Balcani e Caucaso 12/11/2010

venerdì 8 agosto 2025

Crimea e Kosovo due pesi due misure due basi militari

 Ho trovato questo articolo nel web. Se ci sono imprecisioni fatemelo sapere. E' del 2014 




Crimea e Kosovo due pesi due misure due basi militari - di Ennio Ennio Remondino"
L’eventuale indipendenze della Crimea sarebbe illegale dice Obama, anche se fotocopia di quanto accaduto in Kosovo. Lo sostengono Usa e Ue, ma nessuno dà spiegazioni. Crimea e il Kosovo hanno molte cose in comune, ma la più importante è l’avere basi militari decisive per Russia e Usa in casa
Paese che vai, diritto all’autodeterminazione che trovi. Nel senso che come è noto, non tutti siamo eguali anche del diritto a scegliere. Ad esempio, per Obana, Presidente e Nobel Usa, il proposto referendum di separazione della Crimea dall’Ucraina “Violerebbe la legge internazionale e non rispetta la Costituzione del paese”. Manca la spiegazione, ma continua: “Sono fiducioso che lavoreremo assieme ai nostri alleati in Ue per reagire contro l’aggressione russa all’Ucraina”. Usa e Ue compatti, dice Obama sempre senza spiegare perché e per come la Crimea non dovrà scegliere.
Nei giorni scorsi molti hanno paragonato gli eventi in Crimea con della Nato contro la Jugoslavia nel 1999. Eventi diversi interpretati a proprio piacimento, anzi, a proprio comodo. Ad esempio l’ex ambasciatore americano a Mosca Michael McFaul ha sostenuto una presunta grande differenza tra la situazione in Crimea e quella in Kosovo nel 1999 sulla base della minaccia nei confronti della parte che se ne vuole andare. La Serbia aveva minacciato i kosovari, mentre l’Ucraina dell’eroica Maidan, non minaccia nessuno dei russi o russofoni che in Crimea sono la stragrande maggioranza?
Mi verrebbe da ricordare al disattento mister Michael McFaul le variabili della storia e suggerire prudenza. Ricordandogli, ad esempio, le parole dell’allora sui collega nei Balcani, Christopher Hill da Skopje, quando definì i ribelli kosovaro albanesi armati dei banditi e dei terroristi. Poi, pochi mesi dopo fu convinto da Washington o da altra località nei dintorni, Langley ad esempio, che quelli dell’Uck erano invece dei patrioti, dei combattenti per la libertà da sostenere a tutti i costi. Potrebbe accadere anche il contrario Mr. McFaul: scoprire che i tuoi partigiani erano banditi Nazi.
Torniamo al parallelo Crimea-Kosovo. Quesito all’incontrario. Chi minacciava chi in Kosovo? Nella Provincia autonoma del Kosovo vivevano serbi, albanesi, turchi ed altri popoli. Non esistono i kosovari. Chi hanno scelto di difendere gli Stati Uniti scendendo in campo attraverso la Nato? In Kosovo non viveva allora nessun americano, mentre in Crimea vive un milione e mezzo di russi. Questa è una grande differenza. Lo ha scritto sul Guardian Ian Traynor ricordando alcune ragioni di Milosevic durante le guerre nella Jugoslavia che, gestite per l’Ucraina da un Putin fa la differenza.
Nel dubbio oltre che politico e storico persino linguistico uno si rivolge anche al vocabolario. Si litiga su tutto. Autodeterminazione ottenuta dagli albanesi del Kosovo e chiesta ora dai Russi di Crimea. Sinonimi: autodecisione, autogestione, autonomia, indipendenza, libertà, separatismo, sovranità. Se passi al secessionismo e alla Trecani, leggi di “Separazione, distacco di una parte o di un gruppo dall’unità sociale, politica, militare di cui faceva parte, in seguito a grave disaccordo con la parte restante e come forma di aperta protesta e ribellione: fare, e/o minacciare una secessione”.
Torniamo al Kosovo e al Guardian che, essendo anglosassone, non può essere accusato di essere “filo qualcosa” anche ripete ciò che sin materia sostengo io da sempre. Milosevic non aveva la forza di resistere all’espansione della Nato verso est. L’America aveva scelto la Provincia autonoma serba del Kosovo e Metohija per creare la sua base strategica. E ha usato l’Esercito di Liberazione del Kosovo, l’Uck di cui già abbiamo detto. L’uso stupido delle forze anti-terrorismo serbe, l’inganno nel villaggio di Racak, è stato il pretesto per il bombardare la Jugoslavia senza autorizzazione Onu.
Dieci anni più tardi Helena Ranta, esperto giuridico finlandese, ha ammesso che la relazione sul presunto massacro era stata scritta sotto la pressione dell’allora capo della missione Osce in Kosovo William Walker. Galantuomini in Kosovo come a Kiev? Risultato per il Kosovo, la seconda più grande base in Europa per gli Stati Uniti. “Camp Bondsteel”, villaggio di Orahovac, permette all’Alleanza Atlantica di controllare l’area del Mediterraneo e del Mar Nero, le rotte in Medio Oriente, Nord Africa e Caucaso e il transito energetico dalla regione del Caspio e dell’Asia centrale.
Per gli Usa essersi stabiliti in Serbia è legittimo e molto vantaggioso. Gli americani non pagano nessun canone per l’utilizzo di terreni pubblici in Kosovo. La Russia, che il capitalismo furbo lo ha scoperto da poco, per la sua base paga 100 milioni di dollari all’anno. Poi c’è la storia che da una parte pesa da secoli e dall’altra semplicemente non esiste. La Flotta russa del Mar Nero si trova in Crimea da 230 anni. Gli Stati Uniti sono nei Balcani attraverso la Nato dal crollo della Jugoslavia e dopo una sommossa interna da loro favorita. Per creare un Quasi Stato riconosciuto dagli amici.
La galassia di Stati ex Urss in cerca di identità nazionale è difficile persino da ricordare: Nagorno Karabakh, la Transnistria, ora la Crimea, prima furono l’Abcasia e l’Ossezia del Sud ai confini con la Georgia. Boris Eltsin scaricò il georgiano Eduard Shevarnadze. Ora c’è Putin. Che nel 2006 ha usato il precedente Kosovo per dettare il nuovo corso della politica estera russa. Per il Cremlino il principio dell’autodeterminazione dei popoli applicato ai kosovari doveva valere anche per gli Stati non riconosciuti sullo spazio dell’ex Urss. Salva la forma di definire il Kosovo una provincia serba.
Crimea indipendente o Crimea confederata con l’Ucraina, serve il sostegno economico russo. Mentre lì attorno i problemi si moltiplicano. La Moldavia non ha rinunciato alla firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Mosca non ha gradito e ha rivolto la sua attenzione sullo Stato non riconosciuto della Transnistria, territorio con una vasta popolazione russa che si è staccato dalla Moldavia dopo il crollo dell’impero sovietico. Uno stato indipendente de facto governato da un’amministrazione autonoma nella città di Tiraspol. Conflitto congelato, ma non accantonato."
Ennio Remondino


lunedì 4 agosto 2025

IL DOTTORATO DI RICERCA DI ALESSANDRO DI MEO





 

 Siamo molto felici di condividere un lavoro immenso terminato 10 anni fa che poi forse non si è terminato per nulla 

Parliamo del dott. Alessandro di Meo che poi quale dottore e dottore.. per noi è ìl nostro Ale che ci ha aiutato tanto 17 anni fa all'inizio di Balkan crew 

Spesso ciattavamo mentre lui era in Kosovo in condizioni tutt'altro che facili 

Un grazie infinito Alessandro e mi spiace che forse nella tua tesi non hai parlato dei tanti bambini kosovari che hai fatto venire a Roma per dei momenti di affetto, ma noi sappiamo quanto vali e ti ringraziamo perchè il bene si spande a macchia d'olio e copre i tanti che fanno del male 

Maggiori informazioni su UN SORRISO PER OGNI LACRIMA, Un cerchio si chiude, 2 luglio 2015

Un sorriso per ogni lacrima





Il cerchio si è chiuso.
Vi presento, sperando di fare cosa gradita, il mio ultimo lavoro, costato oltre tre anni di impegno, dal titolo: " Monasteri del Kosovo e della Metohija: patrimonializzazione di un Bene Culturale a rischio estinzione".



Si tratta di un Dottorato di Ricerca in Cultura e Territorio, svolto presso il Dipartimento di Scienze storiche, filosofico-sociali, dei beni culturali e del territorio dell'Università degli studi di Roma "Tor Vergata", felicemente conclusosi con la presentazione del 30 giugno scorso, davanti a tanti amici e ad una prestigiosa commissione (fra i componenti ricordo il prof. Aldo Bernardini e l'ex ambasciatrice di Serbia in Italia, d.ssa Sanda Rašković Ivić).

giovedì 18 aprile 2024

La NATO contro la Serbia, la menzogna che innescò l'intervento

 



La NATO contro la Serbia, la menzogna che innescò l'intervento

La strage di Račak, il casus belli fabbricato ad hoc.
Il 9 aprile il Ron Paul Institute ha pubblicato l’intervento di James George Jatras tenuto al Bundestag il 20 marzo, ricorrenza dell’intervento Nato contro la Serbia. Jatras è stato testimone per la difesa al processo contro Slobodan Milošević e racconta una sua versione dei fatti.
L’intervento Nato si innestò nel contesto di un conflitto inter-jugoslavo, con la Serbia impegnata a contrastare la guerriglia dell’Uck (che aveva rapporti con al Qaeda, come ricorda Jatras), che mirava all’indipendenza della regione kosovara. Un conflitto a bassa intensità, che mieteva vittime civili.
Fabbricare il casus belli




Uno smemorato Nato
di Marco Travaglio
Dopo giorni di tregenda e notti insonni per la dipartita di Amadeus dalla Rai, stavamo quasi per perderci le clamorose rivelazioni di Sergio Mattarella nel 75° compleanno della Nato. Che “non ha mai tradito l’impegno di garanzia per i 32 Paesi che ne fanno parte: uniti nella difesa della libertà e della democrazia”. Possono ben testimoniarlo i giornalisti e gli oppositori arrestati, i manifestanti repressi e i curdi bombardati nella Turchia dell’alleato Erdogan. Il Presidente, in vena di scoop, ha aggiunto che la Nato “non è mai venuta meno” alla “funzione deterrente di garanzia della pace in Europa” e a “regole e principi che trovano ancoraggio nella Carta dell’Onu” per “il diritto di tutti gli Stati all’autodifesa”, “a dispetto della retorica bellicista russa tesa ad attribuirle inesistenti logiche aggressive ed espansionistiche”. Certo, come no: la Nato è un’alleanza difensiva che attacca solo chi aggredisce un suo membro. Infatti nel 1999, senz’alcun mandato Onu, attaccò la Serbia di Milosevic che non aveva attaccato nessun membro Nato: oltre 2 mila morti, quasi tutti civili. Nel 2001, senza mandati specifici dell’Onu, invase l’Afghanistan dei talebani, che non avevano attaccato nessun membro Nato: oltre 200 mila morti, più 80 mila in Pakistan. Nel 2003, sempre senza avallo preventivo dell’Onu, Usa, Uk, Italia e Spagna invasero l’Iraq di Saddam Hussein, che non aveva attaccato nessun membro Nato: dagli 800 mila al milione di morti. Nel 2011, aggirando ancora l’Onu, la Nato bombardò la Libia di Gheddafi, che non aveva attaccato nessun membro Nato, ma fu messo in fuga dalle bombe e brutalmente trucidato.
Milosevic, Saddam e Gheddafi erano i migliori alleati della Russia in Europa, Golfo Persico e Nord Africa: infatti quei bellicisti dei russi si fecero l’idea che la Nato fosse un’alleanza offensiva contro di loro, che avevano sciolto il Patto di Varsavia nel 1991. Nel 1990 la Nato aveva pure promesso a Gorbaciov di non allargarsi di un palmo oltre il confine tedesco dopo la riunificazione delle Germanie. Poi purtroppo passò da 16 a 32 membri e nel 2008 annunciò l’ingresso di altri due vicini di casa della Russia: Ucraina e Georgia. Forse, mentre tutto ciò accadeva, Mattarella risiedeva su un altro pianeta o si occupava di giardinaggio? Macché: dal 1983 al 2008 fu deputato, poi giudice costituzionale e infine, dal 2015, capo dello Stato. Nel 1999, quando l’Italia partecipò ai 78 giorni di bombardamenti su Belgrado e il Kosovo, con 1.200-2.500 morti (quasi tutti civili) e fiumane di profughi, e chiamò la prima guerra in Europa dal 1945 “ingerenza umanitaria”, un certo Sergio Mattarella era vicepremier e subito dopo divenne ministro della Difesa. Ma magari era un omonimo.



giovedì 28 marzo 2024

PRATICA CONSOLIDATA DI INTERVENTO DELLA NATO

 




PRATICA CONSOLIDATA DI INTERVENTO DELLA NATO E LE CAMPAGNE TERRORISTICHE

ANNUNCIO
In occasione del 25° anniversario dell'aggressione della NATO contro la RS Jugoslavia
L’aggressione della NATO contro la RSJ, iniziata oggi 25 anni fa, ha lasciato scene terribili, vittime, migrazioni, distruzione dell’economia, del patrimonio culturale, sequestro di territori, saccheggi e sofferenze indescrivibili di persone espulse dalle loro case. Restavano le conseguenze dell’odio brutale e delle menzogne che giustificavano l’aggressione. Solo la mano di un mostro poteva scrivere "auguri" pasquali ai serbi sopra le bombe e i razzi all'uranio!
È stata imposta una guerra a uno stato europeo indipendente e sovrano senza consenso e contrariamente al mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU, assassinando così le fondamenta dell’ONU stessa e negando il suo ruolo. L'aggressione aveva le caratteristiche di una campagna terroristica diretta contro il popolo serbo e la sua leadership politica. Si è trattato di un crimine contro la pace e l’umanità, che ha dato origine a una serie di altri crimini. Questo precedente ha stabilito la pratica dell’interventismo per impadronirsi del territorio statale, stabilire basi militari per un’ulteriore espansione e conquista, per controllare e utilizzare direzioni strategiche, risorse naturali e principali flussi energetici. Prendendo il Kosovo e Metohija dalla Serbia, sono state create le condizioni per l’espansione accelerata di USA/NATO/UE verso est e per la militarizzazione dell’Europa. Ciò ha reso priva di significato ogni spiegazione dell'aggressione e il riferimento alle "ragioni umanitarie" dell'"Occidente collettivo" guidato dagli USA.
Le nostre vittime non si limitano ai cittadini morti e feriti e ai danni alla proprietà per oltre cento miliardi di dollari. Le conseguenze dei crimini e delle distruzioni della NATO sono a lungo termine e l’avvelenamento dovuto ai prodotti della distruzione degli impianti energetici, dell’industria chimica e dell’uranio impoverito è limitato nel tempo, motivo per cui la Serbia è già prima in Europa per numero di bambini. soffre o muore di malattie maligne. Fu una guerra atomica silenziosa. Il Kosovo e Metohija, insieme a parti della Serbia e del Montenegro, rimarranno un deposito permanente degli insensati crimini all’uranio dell’alleanza NATO.
La responsabilità storica di tutti questi crimini ricade sugli Stati Uniti. Inoltre, con la loro politica, hanno profondamente turbato i rapporti tra i popoli serbo e albanese in Kosovo e Metohija. Il progetto fallito di creazione violenta dello Stato, il cosiddetto Kosovo, che fa parte del territorio dello Stato sovrano europeo e membro dell'ONU, la Repubblica di Serbia, secondo l'attuale decisione degli Stati Uniti, ha bisogno di una soluzione giusta e giuridica per la regione meridionale della Serbia. La forza senza giustizia è un crimine! A difesa della sua integrità, la Serbia difende anche il diritto internazionale, il funzionamento dell'ONU e i diritti umani fondamentali, ai quali 25 anni fa spararono i 19 membri della NATO, guidata dagli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti e le altre grandi potenze della NATO riacquisteranno reputazione e rispetto se lasceranno in pace i serbi e gli albanesi e ci consentiranno di risolvere i problemi nelle nostre relazioni attraverso la cooperazione reciproca. Invece di manipolare e aspirare a “rimuovere l’influenza russa” nei Balcani, possono rafforzare la loro influenza e fiducia in se stessi decidendo di porre rimedio alle conseguenze dell’avvelenamento radioattivo dell’ambiente e fornendo aiuto nel trattamento delle persone colpite dall’uso delle bombe all'uranio.
La sezione serba della Rete per la difesa dell'umanità si aspetta il sostegno delle altre sezioni nazionali di questa organizzazione internazionale di cui facciamo parte, di tutte le associazioni e movimenti sociali indipendenti e amanti della libertà in tutto il mondo, per la valutazione espressa in questo annuncio, in risposta a tutte le forme di violenza internazionale e di violazione dei diritti internazionali e nazionali.
Infine, ci aspettiamo che gli Stati Uniti d’America, in quanto potenza trainante dell’alleanza NATO, riconsiderino la propria posizione sul riconoscimento del Kosovo indipendente e agiscano in conformità con la Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riconosciuta a livello internazionale, che garantisce che il Kosovo e Metohija è una parte inalienabile della Repubblica di Serbia.
A Belgrado, il 24 marzo 2024
PRESIDENTE
Ratko Krsmanović



sabato 23 marzo 2024

24 marzo 1999, la vergogna della NATO

 








Questo è un elenco di fatti significativi databili, come tale non deve essere considerato completo (nota che Italia e Serbia hanno lo stesso fuso orario).
Le cifre dei morti e feriti sono basate su rapporti delle autorità serbe dell'epoca. Va notato che in diversi casi sono state confermate nella sostanza tramite testimonianze della stampa, anche internazionale, e fda rapporti della Croce Rossa.

  • 24 marzo 1999 iniziano le operazioni aeree contro la Serbia:
    • dalla mattina si riduce l'attività di volo di routine sui cieli dell'Adriatico;
    • ore 16:00 circa, iniziano i primi decolli di aerei di supporto (tanker, AWACS, postazioni di comando volanti, ecc);
    • ore 17:50 circa, iniziano i decolli serrati degli aerei d'attacco, alle 20:00 l'operazione sarà completamente avviata;
  • 25 marzo, ore 02:00 iniziano le incursioni all'interno della Serbia, gli attacchi della prima notte si concentrano su postazioni SAM e aeroporti in Kosovo e nei dintorni di Belgrado, vengono impiegati anche i missili da crociera;
  • 26 marzo, inizia l'afflusso dei primi profughi kosovari presso le frontiere albanese e macedone, la NATO individua alcune aree all'interno delle quali viene effettuata una "pulizia etnica";
  • 27 marzo, ore 20:45, un F-117 statunitense viene abbattuto a circa 28 miglia da Belgrado, il pilota è recuperato incolume tre ore dopo;
  • 31 marzo, tre soldati statunitensi della Joint Guarantor in Macedonia vengono catturati e portati prigionieri a Belgrado;
  • 5 aprile, una bomba da 250 kg cade in un'area abitata, diciassette morti;
  • 12 aprile, un ponte viene bombardato mentre vi transita un treno, cinquantacinque morti;
  • 13 aprile, intensificazione delle operazioni sul Kosovo:
    • l'esercito serbo colpisce con artiglieria un villaggio di frontiera albanese;
  • 14 aprile, circa settantacinque civili kosovari vengono uccisi per errore da aerei NATO;
  • 21 aprile e seguenti, le operazioni aeree s'intensificano nella capitale serba, viene bombardato con bombe incendiarie il quartier generale del Partito Socialista Jugoslavo;
  • 23 aprile, alcuni missili colpiscono la torre della televisione pubblica serba, causando sedici morti;
    • lo stesso giorno viene respinta una prima offerta di tregua da parte di Milošević;
  • 30 aprile, il bombardamento del ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, causa la morte di sei persone, di cui tre bambini, e otto feriti;
  • 1º maggio, quarantasette civili vengono uccisi nel loro bus centrato mentre attraversava un ponte sotto bombardamento, questo è il secondo incidente di questo tipo;
    • il giorno successivo i tre soldati statunitensi vengono rilasciati come segno di buona volontà al reverendo Jesse Jackson;
  • 7 maggio, un errore durante un bombardamento nelle vicinanze di Nis (nel sud) causa la morte di quindici uomini e circa settanta feriti;
  • 8 maggio, l'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita per un probabile errore di intelligence causando tre morti e un forte incidente internazionale;
  • 13 maggio, dopo un apparente ritiro serbo dal Kosovo, e il ricorso della Serbia contro la NATO per genocidio presso il Tribunale Internazionale dell'Aia (rigettato il 2 giugno):
    • circa sessanta morti e ottanta feriti causati dalla NATO contro un villaggio kosovaro, Korisa; la NATO accusa i serbi di aver usato i civili come scudi umani;
  • 21 maggio, circa cento carcerati muoiono durante il bombardamento di un carcere a Pristina;
  • 22 maggio, sette guerriglieri dell'UCK rimangono uccisi per un errore della NATO, altri quindici feriti;
  • 27 maggio, Milošević e alti ufficiali vengono indagati per crimini di guerra presso il Tribunale Internazionale dell'Aia;
  • 30 maggio, durante un bombardamento di un ponte autostradale, rimangono uccise undici persone che lo stavano attraversando;
  • 31 maggio, due stragi di civili:
    • venti persone rimangono uccise in un ospedale a Surdulica, nel sud; la NATO nega ogni responsabilità;
    • una bomba Nato colpisce il villaggio di Novi Pazar, causando ventitré morti;
  • 1º giugno, Milošević accetta le decisioni del G8, si inizia a pianificare una missione di pace in Kosovo;
  • 9 giugno, lo Stato Maggiore serbo firma con la NATO l'accordo di Kumanovo sul ritiro dal Kosovo;
  • 10 giugno, dopo 78 giorni di bombardamenti, le missioni di attacco sono sospese.


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