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giovedì 8 gennaio 2026

BOSNIA ERZEGOVINA, UNA CHIMERA





BOSNIA-ERZEGOVINA: UNA CHIMERA

Seminario, proiezioni e immagini a 30 anni dagli Accordi di Dayton
IL PROGRAMMA
ore 9:30 Apertura esposizione MOSTRA fotografica sul genocidio ustascia ai danni della popolazione della Kozara
in occasione della Giornata della Memoria e per contestualizzare la questione bosniaca e jugoslava
selezione di pannelli dalla mostra “Jasenovac (1941-1945) - Erano solo bambini”
del Museo delle vittime del genocidio di Belgrado (edizione italiana a cura di Andrea Catone / Associazione Most za Beograd, Bari 2007)
ore 10:00 PROIEZIONI
stralci di rari video originali – alcuni sottotitolati in italiano o inglese – su: la campagna mediatica sui "campi di concentramento", i bombardamenti della NATO contro i serbi di Bosnia, Srebrenica, i serbi di Sarajevo
ore 11:00 Apertura del SEMINARIO
Andrea MARTOCCHIA (Jugocoord): Introduzione. Smembramento della Jugoslavia e secessione bosniaca
Jean TOSCHI Marazzani Visconti (giornalista e saggista): L'islamismo nel calderone bosniaco e gli incendiari esterni
Stefan KARGANOVIĆ (Srebrenica Historical Project): Srebrenica e la sua eredità tossica
Chiara NALLI (esperta di geopolitica e politica serba): La Repubblica serba di Bosnia e il "mondo serbo" nel contesto attuale
A seguire: interventi dal pubblico
Organizza: Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS
Bologna, sabato 17 gennaio 2025
ore 9:30–13:00 presso il centro culturale Costarena, Via Azzo Gardino 48 



sabato 2 agosto 2025

Franjo Tuđman riconosciuto colpevole post mortem

 Non ci puo' essere sentenza per un morto ma la verità va detta sempre 

L’implicazione della Croazia nel conflitto in Bosnia Erzegovina era uno dei punti cruciali, e più attesi, della sentenza. La sentenza di primo grado aveva riconosciuto Franjo Tuđman come membro fondamentale dell’azione criminale associata che, attraverso la pulizia etnica, mirava a costruire un’entità politica che si sarebbe annessa più o meno direttamente alla Croazia.

Il secondo grado ha confermato pienamente questo giudizio, che ormai alcuni considerano come una sorta di simbolica messa in accusa (se non di condanna) postuma del Tribunale a Tuđman, morto nel 1999 e da tempo eletto a padre della patria dalla destra croata, al potere dal 2015 a oggi e a lungo durante la transizione.

Aja: condanna per il sestetto della Herceg Bosna









10 dicembre 1999: muore a Zagabria Franjo Tuđman. Figura controversa nello scacchiere balcanico di lui possiamo sicuramente dire che è stato:
- un criminale di guerra come sentenziato dall'ICTY;
- un pericoloso filo-nazista alla ricerca della costituzione di uno stato croato puramente etnico;
- un nostalgico del NDH, lo stato indipendente croato fantoccio della Germania nazista ed unico momento storico nel quale ci si accorse della loro esistenza, dal quale riprese simbologie, inni e moneta;
un antisemita, famosa la sua frase "che per fortuna nè lui nè sua moglie erano ebrei" o come nel suo libro Bespuća povijesne zbiljnosti dove scrisse che "gli ebrei avevano ricoperto una posizione privilegiata a Jasenovac e in realtà tenevano nelle loro mani la gestione dei detenuti del campo fino al 1944";
- un minimalista dell'Olocausto, sempre nel suddetto libro scrisse che "il numero di morti ebraici durante la Seconda Guerra Mondiale era più vicino al milione rispetto al numero più citato di 6 milioni.";
- un dittatore, il suo mandato come presidente è stato criticato come autoritario dalla maggior parte degli osservatori che osservarono che "tra sano nazionalismo e sciovinismo, scelse lo sciovinismo; tra economia di libero mercato e clientelismo, scelse quest'ultimo. Invece del culto della libertà, scelse il culto dello stato. Tra modernità e apertura al mondo, ha scelto il tradizionalismo; una scelta fatale per un piccolo Stato come la Croazia che ha bisogno di aprire per il bene dello sviluppo";
- un pregiudicato, essendo stato arrestato 3 volte durante la sua vita;
- un plagiatore, nel dicembre 1966, Ljubo Boban accusò Tuđman di plagio, affermando che Tuđman aveva compilato quattro quinti della sua tesi di dottorato, "La creazione della Jugoslavia socialista", dal lavoro di Boban. Boban ha offerto prove conclusive alla sua affermazione da articoli pubblicati in precedenza sulla rivista Forum e il resto dalla tesi di Boban. Tuđman fu poi espulso dall'Istituto e costretto a ritirarsi nel 1967.
- un doppiogiochista, marzo 1991 accordo di Karadjordjevo con Slobodan Milosevic per la spartizione della Bosnia Erzegovina tra Serbia e Croazia - dopo appena un anno le forze croate e musulmane si alleano in chiave anti-Serba - nel giugno dello stesso anno le forze croate rompono l'alleanza e attaccano la Bosnia creando la fallimentare Herceg-Bosnia e poi ancora anche dopo gli accordi Dayton del 1995 Tuđman cercò un accordo con Karadžić per una spartizione di "influenze" in Bosnia Erzegovina.
È stato questo personaggio qua.






venerdì 17 maggio 2024

COME E QUANDO E' NATA LA CANZONE: DJURDJEVDAN

 



Ringrazio la dolcissima Olga Handjal per la traduzione

La famosa canzone "Đurđevdan" è stata creata sul "treno della morte", che viaggiava da Sarajevo a Jasenovac, testimonia il professore Žarko Vidović, storico dell'arte di Sarajevo, che si trovava nel famigerato campo di concentramento nel 1942.

- Scendiamo, e mentre scendiamo usciamo davanti al municipio. Vediamo un treno, un'enorme composizione... Vagoni merci aperti, dobbiamo entrare. Sulla porta c'è scritto 7 cavalli o 40 soldati, è scritto anche in cirillico e latino. Non sono riusciti a cancellare l'alfabeto cirillico. Stiamo salendo. Quando siamo entrati, abbiamo visto che c'erano tutti quelli di Beledi, che erano in diverse celle. Quando abbiamo fatto il pieno abbiamo visto che non eravamo 7 cavalli e 40 soldati, ma direi che eravamo 200. Non puoi accucciarti e girarti, ci hanno messo dentro come pesci in una lattina. Chiudono la porta. Non sapevamo dove ci stavano portando. Molti di noi non hanno nemmeno sentito parlare di Jasenovac. Non ricordo che come clandestini a Sarajevo sapessimo di quel campo. Quel giorno più di 3.000 giovani furono portati nel campo di sterminio, come veniva chiamato, come lo descrisse vividamente una volta il professor Žarko Vidović, storico dell'arte di Sarajevo, che fu testimone di questo evento. In quei momenti, come si dice, uno dei giovani, che si diceva fosse membro della Società di canto serba "Sloga", cantò per la prima volta "La primavera sta arrivando sulle mie spalle, il mughetto è verde , per tutti tranne che per me - è il giorno di San Giorgio!". Poi quasi tutti hanno cominciato a cantare con questo giovane. Ma agli ustascia questo non piacque; chiusero i portelli dei carri e i prigionieri furono lasciati senza aria in un piccolo spazio, ammassati. Quando sono arrivati ​​a Jasenovac, su 3.000 persone partite dalla capitale della BiH, solo 2.000 anime sono arrivate vive. Successivamente, la canzone è stata aggiornata da Goran Bregović, ed è meglio conosciuta nell'esecuzione di "Bijelo Dugme". Inoltre, questa canzone è l'inno non ufficiale dei tifosi della Crvena zvezda, nonché la gloria della squadra di basket Crvena zvezda.







sabato 27 gennaio 2024

JOVICA JOVIC AL BINARIO 21 A MILANO

 






Binario 21, Jovica Jovic e Muzikanti

Jovica Jovic. Chi sono

La meravigliosa vita di Jovica Jovic - Con Marco Rovelli e Jovica Jovic

Gelem Gelem - Jovica Jovic

Le Meravigliose Storie di Jovica Jovic

Jovica Jovic Balkan Orkestar




La vergogna croata 


27 gennaio 2024
JASENOVAC - OMELIA DI UN SILENZIO
Di e con Dino Parrotta - Teatro dei Leggeri
Teatro Comunale Laterza di Putignano
all’interno della stagione di prosa del Teatro Pubblico Pugliese
Mattina ore 11.00 (per le scuole) serale H 21.00
In occasione della giornata della memoria torna in scena lo spettacolo Jasenovac- omelia di un silenzio.
Il giorno della memoria è una celebrazione per ricordare le vittime di tutti regimi autoritari, istituito per stimolare la memoria, non solo come ricordo, ma soprattutto per conoscere.
In questo spettacolo (uno dei rarissimi in Italia) si tocca il tema della storia poco conosciuta dell’olocausto nei Balcani durante la Seconda Guerra Mondiale. Vittime di questo genocidio non solo ebrei (minima parte) ma in particolar modo i Serbi Ortodossi; crimini commessi dal movimento nazionalista cattolico croato degli Ustascia, guidato dal poglavnik Ante Pavelic.
Lo spettacolo è un percorso tra le testimonianze di vittime e carnefici, messo in scena attraverso l’interpretazione di 10 personaggi diversi, interpretati in vari stili teatrali (prosa, pantomima, maschere antropomorfe, grottesco). Una vecchia sedia è il “camerino” a vista dove il pubblico segue le varie “trasformazioni” per sottolineare quanto l’Uomo possa essere in grado di manifestare la più atroce crudeltà nei confronti dei propri simili attraverso le sue “maschere”.
Breve connotazione storica:
Il 6 aprile 1941, con l'operazione "Castigo", le truppe nazifasciste di Hitler e Mussolini attaccarono ed invasero la Jugoslavia. Gli ustascia, nazionalisti cattolici filofascisti, sostenuti e finanziati dal Obiettivo principale della loro politica razzista fu lo sterminio dei serbi cristiano-ortodossi, una vera pulizia etnica che per barbarie e ferocia superarono le SS naziste. Negli ultimi anni del conflitto diversi furono i campi di accoglienza in Puglia: Gravina. Bari, Barletta.
Jasenovac (denominata anche la Auschwitz dei Balcani) è stato un campo di sterminio di ebrei, ortodossi, serbi, zingari. Nel campo hanno perso la vita circa 74.000 bambini di età compresa fra zero e 15 anni. Comandante del campo di Jasenovac fu Miroslav Filipovic-Majstorovic (frate francescano), chiamato dal popolo ‘frate Satana’. Al suo processo si vantò della sua “prodezza” ammettendo l'uccisione nella zona di Banja Luka il 7 febbraio 1942 di 2.750 serbi ortodossi fra cui 250 bambini.. in sole dieci ore. In 4 anni g li Ustascia hanno trucidato 700.000.persone
crediti:
produzione: Teatro dei Leggeri
scritto, diretto e interpretato da Dino Parrotta
Voce di donna: Rossana Marangelli
Voce bambino: Valerio e Gabriele Parrotta
Scenografia e costumi: Primo Teatro
Consulenza storica: Andrea Catone, Paolo Vinella
Sullo spettacolo si veda anche la nostra pagina dedicata:




lunedì 7 agosto 2023

DI CHI E' TESLA?



 Il Jasenovac research institute ha stilato l'elenco dei parenti di Tesla uccisi dai croati tra il '41 e il '45 

Nikola Tesla era di origini serbe, nato nel 1856 a Smiljan, allora parte dell'Impero austro-ungarico (oggi in Croazia), da una famiglia di etnia serba. Sebbene sia emigrato negli Stati Uniti dove ottenne la cittadinanza americana nel 1891, dal punto di vista etnico è universalmente riconosciuto come serbo. La sua origine è una questione di identità etnica e culturale, con nazionalità legata all'appartenenza alla comunità serba 

Nikola Tesla: biografia, invenzioni ed energia libera

ТАМО ДАЛЕКО / TAMO DALEKO - Даница Црногорчевић



Prebilovci massacre






 Il massacro di Prebilovci ( serbo : Масакр у Пребиловцима ) fu un'atrocità e un crimine di guerra perpetrati dagli Ustaše croati nello Stato indipendente di Croazia durante il genocidio dei serbi della seconda guerra mondiale . Il 6 agosto 1941, gli Ustaše uccisero circa 600 donne e bambini del villaggio di Prebilovci , Erzegovina , gettandoli nella fossa di Golubinka, vicino a Šurmanci .

Durante l'estate del 1941, gli Ustaša continuarono con gli omicidi di massa dei serbi: su 1.000 abitanti di Prebilovci, 820 furono uccisi, mentre nei luoghi limitrofi del bacino inferiore del fiume Neretva, tra cui Šurmanci, furono uccisi circa 4000 serbi. La fossa di Golubinka è stata ricoperta di cemento nel 1961.


Massacro di Prebilovci


PREBILOVCI
Questo è uno dei testi più scioccanti che parla dei decenni crimini nascosti di ustasha in Erzegovina durante la seconda guerra mondiale.
I croati, il popolo che ha compiuto il più terribile genocidio in questa zona nel Novecento, amnistiato dai comunisti per amore della fratellanza e dell'unità, è continuato negli anni Novanta del secolo scorso dove si è fermato nel 1945.
Jasenovac, Dalmazia, Lika, Romania ma anche il nostro Podrinje ricordano i crimini più terribili di ustasha in NDH.
Ma, sembra che uno dei crimini più terribili, più mostruosi, più feroci e incomprensibili sia avvenuto nel villaggio Erzegovina di Prebilovci.
Nella nostra città (Bratunac) vive uno dei rari discendenti delle vittime di Prebilovac, Drakanovic dr Nikola, e molti di noi non conoscevano quei dati. La prima vittima dei crimini di Ustasha a Prebilovci era della famiglia Drakanović (Ognjen ПрdrakANović).
Vi consigliamo, e allo stesso tempo preghiamo, di riservare circa 15 minuti del vostro tempo e leggere questo testo che dovrebbe essere introdotto in lettura obbligatoria.
Perché, te lo stai chiedendo?!
Perché l'ultima guerra ci ha dimostrato che un popolo che non conosce o dimentica la sua storia, può riviverla. Affinché non accada più, per non essere cattivi studenti, leggiamo...

Gloria e pace eterna a questi martiri.

Деспотовина


domenica 30 luglio 2023

IL 2 AGOSTO 1941 A SMILJAN 530 SERBI VENNERO UCCISI DAGLI USTASCIA

 




Autore: Olga Handjal

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Srb, 27 luglio 2023*
Salgo la scalinata in pietra verso l'imponente monumento in cima al pendio, circondato da una guardia di alberi ad alto fusto, le cui chiome mi sembrano ondeggiare al ritmo della musica e dei canti partigiani che tuonano dai potenti altoparlanti.
Mi fermo da parte e osservo la colonna di persone che risale lentamente la collina come un fiume colorato nel mormorio delle parole delle lingue che conosco. Guardo i loro volti, a volte incontro i loro occhi e mi chiedo, chi è il Serbo, il Croato, il Bosniaco qui? Siamo tutti uguali. E me lo confermerà poco dopo il chiacchiericcio di un gruppo in lingua slovena.
Sono arrivata ai piedi del monumento stesso, dove si sente una canzone che non conosco, su una certa madre Kata.
Presumo che Kata sia esattamente quella bellissima scultura di una donna modesta e così comune, vestita di nero e con una sciarpa in testa, che si trova sul fianco destro del marmo bianco, con le mani sul cuore. In quella espressione di dolore, come fanno le madri disperate. Tutte, senza distinzione alcuna, che siano madri serbe, croate, bosniache o musulmane, in guerra sono uguali come alberi, quando perdono i figli perdono i rami.
Sulla facciata del monumento vedo un robusto contadino con un forcone nelle mani in disperata difesa del suo focolare, della sua famiglia, il lascito dei suoi avi. Forcone contro i fucili e le kame degli ustascia.
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Questo è il mio primo Srb
Nella mia infanzia e giovinezza, questi sono stati giorni di grande solennità, come ogni giorno commemorativo della Lotta di Liberazione Nazionale di tutti i nostri popoli, e poi sono successe cose terribili e tutto quel mondo, l'unico che conoscevo e che mi aveva protetto fino ad allora, era crollato come una torre di carte.
Di Srb sapevo ciò che la mia generazione conosce principalmente, sia dalle lezioni di storia a scuola, sia dalla trasmissione orale, oppure quello che ho imparato da sola nel corso degli anni.
Mentre l'autobus ondeggiava lungo la strada attraverso la bellissima Lika, capitava di scorgere qua e là gli occhi ciechi delle finestre sulle case distrutte e i muri crivellati di proiettili, e il più delle volte solo qualche triste comignolo fuligginoso, che sporgeva solo e ritto dal mucchio di rovine, come un monumento all'orrore e alla morte.
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Ora dico a questo contadino sulla colonna di marmo che il gran male è accaduto di nuovo, che ancora una volta schiere di fratelli incitati, e senza sapere perché, uccisero, perseguitarono e diedero fuoco ai focolari da queste parti.
Anche nel mio villaggio natale della Slavonia, dopo la fine della guerra, arrivò un "treno senza orario", pieno di gente nuova con i loro nuovi destini, provenienti dalle regioni povere del suolo arido. Lì, nella fertile pianura della Slavonia, piantarono le loro radici, seminarono nuovi semi, e con il loro bagaglio di orrori vissuti ancora freschi, divennero insieme a noi una comunità armoniosa. Serbi, Musulmani, Bosniaci, Dalmati. Il mio villaggio chiamarono "piccola Europa".
I nostri primi vicini erano serbi di fede ortodossa, perciò le nostre famiglie hanno avuto due Natali e due Pasque, che abbiamo sempre celebrato, anche se i miei genitori erano comunisti e atei; era un seguire con rispetto le tradizioni dei loro genitori, e soprattutto una gioia per noi bambini. (Oggi i nuovi "antifascisti" mentono quando dicono che ci era proibito).
In entrambe le vigilie di Natale mio padre spargeva paglia e foglie di quercia sul pavimento della cucina, mentre noi bambini decoravamo con nostra madre il povero alberello di ginepro e correvamo attraverso il cortile, per lo più nella neve alta, verso la cucina del vicino.
Hanno avuto un figlio di nome Sele, che quel nome prese in un vagone per il bestiame, che carico di serbi era in viaggio verso Jasenovac, e che poi di nuovo, dopo un tempo incommensurabile di sofferenza nel viaggio verso l'ignoto, è tornato di nuovo al punto di partenza . E lì, sulla paglia puzzolente nacque un bambino, e siccome erano in un viaggio di cui non conoscevano la fine, lo chiamarono Selimir, e noi tutti lo chiamavamo Sele.
(Voglio precisare per i miei amici italiani, che questo nome è un derivato dal verbo seliti se = traslocare, quindi non traducibile)
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Smiljani e la casa museo di Nikola Tesla
Di fronte agli splendidi edifici ristrutturati della casa natale e della chiesa ortodossa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, si erge un monumento a Nikola Tesla che accoglie i visitatori.
Vicino alla chiesa si erge un monumento a forma croce in marmo bianco, sul quale è scritto:
"IN SMILJAN, 2 AGOSTO 1941. IL GIORNO DEL SANTO PROFETA ELIA
530 SERBI ORTODOSSI VENNERO UCCISI DAGLI USTASCIA E DURANTE LA RITIRATA
5 MARZO 1941. FURONO UCCISE ALTRE 30 PERSONE INNOCENTI"
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"Prima della guerra, la parrocchia di Smiljan contava più di 1.000 anime serbe, nel 1948 erano solo 112, di cui solo 30 persone vivevano a Smiljan, il resto viveva a Gospić, perché nella loro città non c'erano edifici dove poter vivere Prota Pejinović era a Smiljan nel 1948 e la descrive così: la parrocchia di Smiljan oggi è vuota. In quel luogo bello e romantico oggi, un uomo è felice di trovare qualcuno vivo quando passa per il villaggio. Non c'è, silenzio ovunque, si può dire che neanche gli uccelli nei boschi non cantano. Questa desolazione, rovine e incendi dolosi, questo silenzio, quel cimitero, la chiesa distrutta e l'appartamento parrocchiale sembrano indescrivibilmente difficili e dolorosi per una persona, così che una persona vorrebbe anch'essa riposare in quella tomba, nella quale furono sepolti insieme 462 serbi-ortodossi”. (Wikipedia, crimini Ustasha nella seconda guerra mondiale)
E poiché la storia non ha studenti, tutto si è ripetuto quasi allo stesso modo
1992 la casa natale di Nikola Tesla e la chiesa di Smiljan furono distrutte e il monumento al grande scienziato fu minato da coloro che oggi rivendicano la nazionalità di Nikola.
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Sto davanti al monumento e ascolto gli appropriati discorsi dei politici presenti.
Sento parlare dell'uccisione di centinaia di vittime del regime ustascia, a Donja Suvaja, Osredci, Bubnje, Piškovec... Sento l'omaggio alle vittime di Nebljus, Meljinovac, Donji Lapac.
Ascolto e immagino quell'inferno in terra. Ascolto e vedo. Vedo il contadino con un forcone che cerca forza nelle vene del tallone per combattere contro un nemico troppo forte, vedo bambini sgozzati e massacrati con le asce, vedo Kata sconvolta che si strappa il cuore dal petto e si arrampica sul marmo...
E poi mi viene in mente che anche questo monumento è stato vittima nel 1995, colpito da una tempesta.
CHE NON SI RIPETA MAI PIU'!


venerdì 28 luglio 2023

LA CROAZIA E' PARTITA COSI'

 







10 dicembre 1999: muore a Zagabria Franjo Tuđman. Figura controversa nello scacchiere balcanico di lui possiamo sicuramente dire che è stato:

- un criminale di guerra come sentenziato dall'ICTY;
- un pericoloso filo-nazista alla ricerca della costituzione di uno stato croato puramente etnico;
- un nostalgico del NDH, lo stato indipendente croato fantoccio della Germania nazista ed unico momento storico nel quale ci si accorse della loro esistenza, dal quale riprese simbologie, inni e moneta;
un antisemita, famosa la sua frase "che per fortuna nè lui nè sua moglie erano ebrei" o come nel suo libro Bespuća povijesne zbiljnosti dove scrisse che "gli ebrei avevano ricoperto una posizione privilegiata a Jasenovac e in realtà tenevano nelle loro mani la gestione dei detenuti del campo fino al 1944";
- un minimalista dell'Olocausto, sempre nel suddetto libro scrisse che "il numero di morti ebraici durante la Seconda Guerra Mondiale era più vicino al milione rispetto al numero più citato di 6 milioni.";
- un dittatore, il suo mandato come presidente è stato criticato come autoritario dalla maggior parte degli osservatori che osservarono che "tra sano nazionalismo e sciovinismo, scelse lo sciovinismo; tra economia di libero mercato e clientelismo, scelse quest'ultimo. Invece del culto della libertà, scelse il culto dello stato. Tra modernità e apertura al mondo, ha scelto il tradizionalismo; una scelta fatale per un piccolo Stato come la Croazia che ha bisogno di aprire per il bene dello sviluppo";
- un pregiudicato, essendo stato arrestato 3 volte durante la sua vita;
- un plagiatore, nel dicembre 1966, Ljubo Boban accusò Tuđman di plagio, affermando che Tuđman aveva compilato quattro quinti della sua tesi di dottorato, "La creazione della Jugoslavia socialista", dal lavoro di Boban. Boban ha offerto prove conclusive alla sua affermazione da articoli pubblicati in precedenza sulla rivista Forum e il resto dalla tesi di Boban. Tuđman fu poi espulso dall'Istituto e costretto a ritirarsi nel 1967.
- un doppiogiochista, marzo 1991 accordo di Karadjordjevo con Slobodan Milosevic per la spartizione della Bosnia Erzegovina tra Serbia e Croazia - dopo appena un anno le forze croate e musulmane si alleano in chiave anti-Serba - nel giugno dello stesso anno le forze croate rompono l'alleanza e attaccano la Bosnia creando la fallimentare Herceg-Bosnia e poi ancora anche dopo gli accordi Dayton del 1995 Tuđman cercò un accordo con Karadžić per una spartizione di "influenze" in Bosnia Erzegovina.
È stato questo personaggio qua.





lunedì 10 luglio 2023

PER L'ONU SREBRENICA NON "era" GENOCIDIO



Quando c'era Vitaly Churkin all'ONU ...

adesso è riconosciuta genocidio mentre Jasenovac no 





 


Cerco ogni anno di scrivere del massacro di Srebrenica lontano dalla triste data del ricordo delle vittime che ricade proprio in questi giorni, pace alle anime loro e condanna a coloro che si sono sporcati di questo crimine.
Da quest’anno, invece, ho deciso di scrivere proprio in questo periodo perché vedo ancora persone, che ignorano i fatti - non avendo idea di quello che è successo realmente in ex Jugoslavia, ma vivendo in occidente, hanno sentito soltanto di questo triste episodio - e che usano ancora, a sproposito, i termini come “genocidio”.
Con il “genocidio”, secondo la definizione adottata dall'ONU, si intendono “gli atti commessi con l'intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”
Quello che nel 1995 successe a Srebrenica fu un terribile massacro, ovviamente da condannare, come purtroppo, tanti altri che si sono verificati in ex Jugoslavia durante la guerra, prima e dopo questo massacro, anche nei confronti dei serbi ad opera delle milizie fondamentaliste mussulmane di Naser Oric.

Perché la guerra è questo, un obbrobrio, il peggio che l’uomo può fare a se stesso e agli altri, dove le vittime e i carnefici si scambiano continuamento di ruolo.
Chi sostiene le guerre, come succede purtroppo anche oggi, bombardando per primo, o inviando le armi alla “vittima”, senza fare nulla per cercare la pace, l’unica via giusta, sono coloro che traggono i profitti dalle guerre e godono delle guerre.
La nostra realtà occidentale è sicuramente meglio di quella che vivono, ad esempio, nella Corea del Nord, però, ricordiamoci che nel nostro “democratico” mondo occidentale è Julian Assange che è stato rinchiuso per averci svelato le porcherie terribili commesse dagli USA nel mondo, mentre Bush jr, che attaccò Baghdad con la scusa di un'arma inesistente, mentendo spudoratamente, è ancora a piede libero.
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La NATO in Jugoslavia. Dalla guerra al colpo di stato

  Dai bombardamenti NATO al colpo di stato: il lungo assedio alla Jugoslavia. La guerra del '99 non fermò Milošević. Così, l'Occiden...