28 gennaio 1994– Nel settore musulmano di Mostar muoiono tre inviati della Rai: il giornalista Marco Luchetta, l’operatore Alessandro Ota e il tecnico Dario D’Angelo. Sono a Mostar per girare un servizio per il Tg1 sui “bambini senza nome”, nati dagli stupri etnici o figli di genitori dispersi in guerra. Hanno scoperto una cantina dove da mesi dormono decine di persone, tra cui molti bambini.
giovedì 28 gennaio 2021
TRE GIORNALISTI RAI MORTI A MOSTAR
sabato 19 dicembre 2020
Leggiamo dei brani dal libro di Bruno Maran. B
20 settembre 1992 - Caschi blu canadesi, dopo il rifiuto opposto dai soldati croati a farli entrare nei villaggi occupati come forza d’interposizione, riportano quanto accaduto nella “Sacca di Medak”, dove, solo dopo violenti scontri, con sette canadesi dell’Onu e 27 miliziani croati uccisi, questi accettano le ispezioni e i sospetti trovano subito riscontro. Testimoni diretti sono i soldati del Princess Patricia’s Canadian Light Infantry, comandate dal tenente colonnello Kevin.
Quando gli spari, i bombardamenti e il caos cessano a Medak, una delle cose che il peacekeeper canadese Tony Spiess ricorda di più è la puzza di morte dappertutto. La milizia croata cercava d’impedire che le truppe canadesi potessero divulgare le notizie circa le operazioni di “pulizia etnica” che praticavano nei villaggi serbi.
Mentre Spiess e un suo compagno camminano tra le macerie del villaggio serbo distrutto, i croati tentano di fermarli per non far vedere i corpi bruciati: ”Prima delle 1000 del mattino un ombrello denso di fumo copriva tutte le quattro cittadine della sacca di Medak, i croati hanno cercato di uccidere o distruggere tutto ciò che vi era nella loro scia”. Spiess, angosciato, ricorda: “I corpi di due giovani ragazze serbe legate a due seggiole a dondolo, con le braccia legate dietro alla schiena. Stavano ancora fumando… è stata una totale devastazione”.
Un altro testimone, l’ufficiale Green: “Ogni edificio sul loro percorso era stato demolito e molti erano ancora fumanti. Cadaveri giacevano sul ciglio della strada, alcuni gravemente mutilati e altri bruciati e irriconoscibili…
Sapevamo che sarebbe stato brutto, ma le cose che abbiamo trovato e visto sono state peggio di qualsiasi cosa ci aspettassimo…”.
Scritto da Bruno Maran nel libro "Dalla Jugoslavia alle Repubbliche indipendenti"
mercoledì 7 giugno 2023
5 giugno 1999 la NATO uccide 224 soldati di Belgrado
5 giugno 1999-5 giugno 2023 – La Nato non alleggerisce i bombardamenti. Pesantemente colpita Prizren. Bang supersonici nei cieli di Belgrado, Niš, Kruševac e Priština.
sabato 19 dicembre 2020
Leggiamo dei brani dal libro di Bruno Maran. A
29 agosto1995 postumo – Il portavoce Onu Ivanko affronta i giornalisti: “Nessuno ha visto i mortai serbo-bosniaci fare fuoco, ma gli specialisti di balistica sono concordi nell’accreditare la responsabilità del massacro all’artiglieria degli assedianti”. Al fuoco di fila delle domande dei giornalisti, su come e quando ci sarà l’intervento, su quando e dove si prendono le decisioni a riguardo, Ivanko risponde lapidario: ”Nel quartier generale Onu a Zagabria, lo Stato maggiore delle Forze di pace in Bosnia sta valutando l’eventualità di una risposta armata al massacro di ieri”. Il portavoce dell’Unhcr esprime indignazione e scandalo per l’atteggiamento assassino dei serbo-bosniaci. Lo speaker Unpf assicura che da oggi le truppe Onu non saranno più autorizzate ad attraversare il territorio serbo-bosniaco. Rimangono di stanza in quel territorio solo 450 caschi blu russi che pare non corrano pericoli. Quest’informazione presuppone un atteggiamento di prudenza delle forze Onu, che non vogliono ripetere l’umiliante esperienza della primavera scorsa nel caso di ritorsione armata.
Il leader serbo bosniaco Karadžić invia una lettera ai presidenti di Russia e Stati Uniti, Eltsin e Clinton, affermando: “Dalle immagini tv si vede chiaramente che i cadaveri sono stati manipolati e che tra i ‘cadaveri’ ci sono anche pupazzi di stoffa e plastica”.
Lo spettacolo del giornalista serbo-bosniaco Risto Džiogo rappresenta un ulteriore scempio. Nello studio della televisione di Pale, Džiogo mette per terra dei pupazzi di plastica e di stoffa, sdraiandovisi accanto, fingendo d’essere uno dei morti che sarebbero stati utilizzati nella messa in scena della strage del giorno precedente.
Il generale Smith, comandante dei caschi blu, sostiene che una relazione tecnica interna stabilisce che “al di là di ogni ragionevole dubbio, il proiettile è arrivato dalle posizioni dell’esercito serbo-bosniaco”. Conferma di aver udito voci secondo cui i musulmani si sparavano da soli, ma “nessuno mi ha dato prova di ciò”.
Il colonnello russo Andrej Demurenko è allontanato dal suo
posto all’Unpf perché si rifiuta di sottoscrivere le accuse ai serbo-bosniaci per l’ennesima strage al mercato.
Il generale MacKenzie, ex comandante dei caschi blu a Sarajevo, in un suo libro denuncia l’eventuale sacrificio di innocenti della propria parte per opportunità politica o strategica.
I rapporti Onu su queste opportunità sono secretati
Tratto dal libro di Bruno Maran "Dalla Jugoslavia alle repubbliche indipendenti" .
sabato 15 ottobre 2022
Ecco cosa sarebbe successo se Putin non fosse intervenuto
Ucraina e Krajina vogliono dire la stessa cosa: frontiera/confine
La NATO si stava preparando a fare in Donbass la stessa strage che ha fatto in Krajina con l'aiuto dei fascisti croati
Laboratorio Jugoslavia Krajina, il Donbass dei 90'
4 agosto 1995 – Dopo raid aerei Usa sulle postazioni missilistiche serbe, condotti da aerei senza pilota decollati dall’isola di Brač, alle 5,00 l’esercito croato lancia l’Operacija Oluja (Operazione Tempesta) per la riconquista dei
L'USO DI ARMI CHIMICHE IN CROAZIA
I massacri condotti nell'ambito dell'operazione Storm "hanno preparato il terreno" per la "pulizia etnica" di almeno 180.000 serbi della Krajina (secondo le stime del Comitato croato di Helsinki e di Amnesty International). Secondo altre fonti, il numero delle vittime della pulizia etnica in Krajina era molto maggiore.
Inoltre, ci sono prove dell'uso di armi chimiche nella guerra civile jugoslava (1991-95).36 Sebbene non vi siano prove certe dell'uso di armi chimiche contro i serbi croati, un'indagine in corso da parte del ministro della Difesa canadese (avviata nel luglio 1999) indica la possibilità di avvelenamento tossico dei caschi blu canadesi durante il servizio in Croazia tra il 1993 e il 1995:
"C'era odore di sangue nell'aria durante la scorsa settimana quando i media hanno percepito che si stava svolgendo un grave scandalo all'interno del Dipartimento della Difesa Nazionale sulle cartelle cliniche di quei canadesi che hanno prestato servizio in Croazia nel 1993. Accuse di documenti distrutti, un insabbiamento, un ministro difensivo e alti ufficiali…”37
Il comunicato ufficiale del Dipartimento della Difesa Nazionale (DND) fa riferimento alla possibilità di una "contaminazione del suolo" tossica a Medak Pocket nel 1993 (vedi sotto). Era "contaminazione del suolo" o qualcosa di molto più serio? L'indagine penale della Royal Canadian Mounted Police (RCMP) si riferisce alla distruzione di cartelle cliniche di ex forze di pace canadesi da parte del DND. In altre parole, il DND aveva qualcosa da nascondere? Rimane il problema su quali tipi di proiettili e munizioni siano stati utilizzati dalle forze armate croate
OPERAZIONE TEMPESTA: IL CONTO DEL REGIMENTO REALE CANADESE
Prima dell'assalto, la radio croata aveva precedentemente trasmesso un messaggio del presidente Franjo Tudjman, invitando "i cittadini croati di etnia serba... a rimanere nelle loro case e a non temere le autorità croate, che rispetteranno i loro diritti delle minoranze".38 Caschi blu canadesi del Secondo Battaglione del 22° Reggimento Reale ha assistito alle atrocità commesse dalle truppe croate nell'offensiva della Krajina nel settembre 1995:
“Ogni serbo che non era riuscito a evacuare le proprie proprietà veniva sistematicamente “ripulito” dagli squadroni della morte itineranti. Ogni animale abbandonato è stato macellato e ogni famiglia serba è stata saccheggiata e data alle fiamme».39
Confermata anche dalle forze di pace canadesi è stata la partecipazione di mercenari tedeschi all'operazione Storm:
“Subito dietro le truppe da combattimento croate in prima linea e i mercenari tedeschi, un gran numero di estremisti della linea dura si era spinto nella Krajina. …Molte di queste atrocità sono state commesse all'interno del settore canadese, ma poiché le forze di pace sono state presto informate dalle autorità croate, l'ONU non aveva più alcuna autorità formale nella regione.”40
Il modo in cui i mercenari tedeschi furono reclutati non fu mai rivelato ufficialmente. Un'indagine della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) ha confermato che i mercenari stranieri in Croazia in alcuni casi erano stati "pagati [e presumibilmente reclutati] al di fuori della Croazia e da terze parti".41
giovedì 4 agosto 2022
Non dimenticate il crimine croato di Oluja
Durante quattro giorni di pulizia etnica di portata senza precedenti, circa 250.000 serbi sono stati espulsi dalle loro case secolari, circa 2000 sono stati uccisi, di cui 1196 civili, e un enorme danno materiale è stato fatto alle proprietà serbe. L' ondata di profughi serbi fuggiti in Serbia attraverso la Bosnia è stata la più grande in Europa dalla seconda guerra mondiale. La "Tempesta" è ancora un crimine senza punizione
(Pubblicato originariamente da Novosti il 3 agosto 2022)
Il 28 aprile 1998, dopo quasi tre anni trascorsi in Serbia, dove si era rifugiata, Stevanija Dobrijević, all’epoca cinquantasettenne, fece ritorno alla sua casa a Varivode. La trovò vuota, i muri interni demoliti, le cornici delle finestre mancanti. Quella notta di primavera, il marito di Stevanija, Špiro – che dopo il 5 agosto del 1995 e l’operazione Oluja aveva deciso di rimanere nel villaggio, subendo anche maltrattamenti da parte di alcuni membri delle forza croate, per poi raggiungere la moglie, continuando però a ritornare di tanto in tanto nella sua terra natia, preparando così il terreno per il ritorno definitivo – si stese su due tavole di legno, appoggiate direttamente sul pavimento in cemento. Continua qui
Chi voleva, e vuole, offenderlo, lo chiama “zingaro” .
Sinisa Mihailovich è un serbo della ex Jugoslavia, aggredita e devastata nel 1999 per non volersi piegare al “Nuovo ordine mondiale” fiorito con la caduta del muro. Nel decennale di questo crimine perpetrato dalle “grandi democrazie occidentali”, l’ Antidiplomatico intervistò Mihailovich: un’intervista che consiglio di andare a rilegge, o a leggere. Nel delirio di menzogne che promossero e legittimarono i bombardamenti nazisti su Belgrado (con la schifosa partecipazione dell’ Italiozza governata da D’ Alema), Mihailovich visse il dramma che derivava da quello che invece fino ad allora era stato un modello di convivenza interetnica, madre croata e padre serbo. In quel periodo Sinisa giocava nella Lazio ed ebbe modo di constatare da vicino le manipolazioni della stampa: sulla prima pagina del maggior quotidiano romano, Il Messaggero, riconobbe il cadavere di un suo amico serbo con un foro di proiettile in fronte, che il quotidiano presentava come vittima dei “cecchini serbi”. Stesso stravolgimento della realtà a proposito del Kossovo, dove oggetto di pulizia etnica furono, e sono, i serbi; la stessa propaganda che commemora la strage di Srebrenica e tace degli antefatti, delle vessazioni, delle discriminazioni, e della cacciata dei serbo bosniaci (250.000) dalle loro case, dal loro territorio. Sinisa venne infamato come fascista per il suo “elogio” di Arkan, intervenuto a difesa dei cittadini serbi espropriati cacciati, ammazzati. Racconta dell’allucinante telefonata di suo zio croato alla sorella (madre di Sinisa), fuggita col marito (padre di Sinisa). “Perché sei fuggita? Quel porco serbo di tuo marito meritava di essere scannato”.
“Io sono comunista più di tanti altri”, precisa. E ricorda la Jugoslavia vissuta da ragazzo; e ovviamente Tito che era riuscito a creare un miracolo di convivenza pacifica tra molte etnie e uno stato sociale che permetteva a tutti una vita dignitosa.
“Cosa ne pensi degli americani”?
“Cosa posso pensare di criminali che hanno bombardato scuole, ospedali, fabbriche del mio Paese?”
Lo stesso che degli yankee penso io, caro Zingaro. Anche stavolta ce la farai.
Riposa in pace Siniša Mihajlović, grande serbo, grande uomo, grande campione, leggenda nostra
DINAMO ZAGABRIA-HAJDUK SPALATO: IL DERBY CROATO NEL RICORDO DI OLUJA
La Croazia riconosce i crimini della Tempesta
Oluja, la Tempesta che divide la Croazia
Sulla strada per Knin, dopo la Tempesta
Croazia: tolleranza per il saluto fascista
La NATO in Jugoslavia. Dalla guerra al colpo di stato
Dai bombardamenti NATO al colpo di stato: il lungo assedio alla Jugoslavia. La guerra del '99 non fermò Milošević. Così, l'Occiden...
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Caro Giorgio, sul Donbass ne so quanto un cittadino che cerca di informarsi al di là delle voci mainstream, che ha cercato fonti alternati...
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Oggi è il primo gennaio 2026 e l'anno si apre con una strage ucraina di civili russi Un missile su un hotel, 24 morti e decine e decine ...












