mercoledì 23 novembre 2022

TESORI D'ARTE DELLA SERBIA MEDIEVALE

 




Verona, sabato 3 dicembre 2022

alle ore 16 presso la Chiesa di San Giorgio in Braida, Piazzetta San Giorgio
presentazione del libro di
Rosa D'Amico
TESORI D'ARTE DELLA SERBIA MEDIEVALE
Un viaggio tra Oriente e Occidente
alla presenza dell'Autrice.
Introduzione della dott.ssa A.M. Spiazzi
Intermezzo e finale musicale con brani di musica sacra eseguiti dalla Nova Schola Cantorum e dal soprano Rosalina Bressan

lunedì 21 novembre 2022

Dopo l’Ucraina l’attenzione resta alta sui Balcani.

 



Dopo l’Ucraina l’attenzione resta alta sui Balcani.

Secondo l’ex diplomatico americano e politologo, James Jatras, l’esito della crisi ucraina condurrà entro pochi anni a importanti cambiamenti geopolitici globali.
Jatras, intervistato lo scorso 19 novembre dall’agenzia di stampa russa Sputnik, ha sottolineato peraltro che il destino dei serbi è fortemente legato all’andamento del conflitto in Ucraina. Qualora infatti le potenze occidentali non ottenessero un esito a loro favorevole, potrebbero colpire in modo asimmetrico altrove, e tra i primi indiziati ci sarebbero i Balcani, in particolare Bosnia-Erzegovina o Kosovo e Metohija.
“La NATO e gli Stati Uniti possono in qualsiasi momento alzare il livello di tensione in Kosovo e in Bosnia, colpendo uno stato considerato amico della Russia” ha affermato Jatras, che ha però proseguito sottolineando la difficoltà nel prevedere futuri eventi nei Balcani, dal momento che in primis dipenderebbero da quanto fermamente il governo serbo deciderà di stare al fianco del proprio popolo.
Belgrado infatti, nonostante le pressioni internazionali, non ha adottato sanzioni contro la Russia, riuscendo così a mantenere condizioni favorevoli per la propria stabilità economico-energetica ma, in tal modo, ha anche attirato le attenzioni “dei 30”, ovvero dei paesi membri della NATO, che guardano con rinnovato interesse al primo bersaglio di quei lontani anni ’90.
Intanto, l’attuale disputa delle targhe tra Belgrado e Pristina dimostra come l’Occidente spinga il riconoscimento del Kosovo, facendo leva sul principio di autodeterminazione dei popoli, lo stesso che viene negato alle regioni filorusse, obbligate a restare sotto un padrone indesiderato.



NOVAK DJOKOVIC HA VINTO TUTTO QUELLO CHE SI POTEVA VINCERE

 



Nel giorno dell'impresa sportiva di Djokovic, mi pare opportuno riportare questa memoria che ci viene proposta da Vanni Trentalance.

"Andiamo con ordine: le Finals di Torino sono il torneo in cui gli otto giocatori che hanno fatto più punti durante l'anno si sfidano tra loro.
Novak Djokovic, pur essendo stato escluso per i noti motivi da ben due tornei del grande Slam, non solo si è qualificato tra gli otto ma oggi ha vinto il trofeo, risultando il giocatore più in forma dell'anno (oltre che probabilmente il più forte di tutti i tempi).
Costui invece è il presidente del Gimbe, un non meglio specificato ente privato senza scopo di lucro (!) che dovrebbe 'favorire la diffusione delle migliori evidenze scientifiche' nonché 'migliorare la salute delle persone contribuendo alla sostenibilità del servizio di assistenza pubblica' eccetera eccetera.
Uno che tra food posting e sostegno alle più oscene e antiscientifiche restrizioni governative ha imperversato sulla televisione pubblica per più di due anni affermando letteralmente laqualunque e il suo contrario.
Oggi ci piace ricordarlo in particolare per questa sua perla di scienza elargita in occasione di una delle rarissime sconfitte di Djokovic di quest'anno. Idolo assoluto."

domenica 13 novembre 2022

Lampo e Tempesta: stesse parole due significati opposti

 



Lampo e Tempesta: stesse parole due significati opposti

Popoli fratelli in armi, uno scenario che si ripete 

Bljesak e Oluja. In lingua serbo croata è quella che a stenti ancora resiste e che io e molti come me ostinatamente continuiamo a chiamare serbo croata, significa Lampo e Tempesta. Stessa lingua, stesso significato in questa lingua, parlata da due nazioni più simili in questo mondo eppure, nei due immaginari collettivi, questi semplici sostantivi evocano avvenimenti di interpretazione completamente differenti.

Bljesak- Lampo. Operazione militare realizzata dall’esercito e dalla polizia croati iniziata il 1° maggio 1995 in Slavonia Occidentale, iniziando da Pakrac e Jasenovac che all’epoca facevano parte dell’autoproclamata Republika Serba di Krajina. Durata non più di 35 ore, nella quale le forze croate riuscirono, con l’artiglieria e le cannonate, a cacciare più di 15 mila serbi dalle loro case. La colonna dei profughi serbi che si creò e cercò la salvezza in parte in Republika Serba di Bosnia in parte in Jugoslavia (Serbia), fu bombardata dall’aeronautica croata. Uccisero 283 persone. In totale, dalla Slavonia Occidentale, secondo l’UNHCR, 80 mila serbi hanno lasciato le loro case. Come risposta alla operazione, i serbi bombardarono Zagabria dove morirono 6 persone e 150 furono ferite. Fino ad ora, i profughi rientrati sono circa 1500. In Croazia il 1° maggio si festeggia come giorno della liberazione della Slavonia Occidentale.

Oluja – Tempesta. Operazione militare di grandi proporzioni eseguita dall’esercito e dalla polizia croati aiutati dall’esercito musulmano di Bosnia (il Quinto Corpo dell’Armata dell’esercito bosniaco) e dagli Stati Uniti per riprendere il territorio della Croazia centrale, controllata dalle forze serbe. Il risultato finale fu l’annientamento totale della Republika Srpska Krajina. Secondo le trascrizioni in possesso del Tribunale dell’Aia nel processo di Ante Gotovina che fu il comandante dell’Operazione, si annota che l’operazione di pulizia etnica contro la popolazione serba di Croazia fu attentamente preparata dai vertici politici e militari croati con Franjo Tudjman in testa.
In particolar modo le trascrizioni di Brioni del 31 luglio 1995, appena prima dell’operazione Tempesta, dove di fatto è stata presa la decisione sull’attacco alla Krajina e la citazione della dichiarazione di Tudjman: “...è importante che i civili si muovano e quando questi civili cominceranno a muoversi saranno seguiti dall’esercito e quando si vedranno le colonne questo avrà l’effetto psicologico degli uni sugli altri.”
Alla stessa riunione Tudjman inoltre ha dichiarato:” ...dobbiamo eseguire tali attacchi per far si che i serbi praticamente spariscano”.
3 agosto 1995. Le finte trattative di Ginevra dove la delegazione dei serbi di Croazia accetta la proposta di Stoltenberg e della comunità internazionale in 7 punti per una larga autonomia e graduale integrazione dei serbi di Krajina in Croazia mentre la parte croata improvvisamente cambia le carte in tavola e pretende la resa immediata senza condizioni. La delegazione serba non aveva il mandato per accettare una simile condizione e alla conferenza stampa i croati unilateralmente dichiarano le trattative fallite ritirandosi immediatamente a Zagabria. La parte serba ha l’aereo l’indomani mattina (intervista di Milivoj Vojnovic al “Novosti” di Zagabria del 01.08.2008. l’ultimo Ministro degli esteri della Republika Srpska Krajina)
4 agosto 1995. Alba. L’esercito croato, circa 150 mila uomini, appoggiato dalla aviazione statunitense (partecipazione ufficialmente smentita, ma tanti sono i testimoni anche fra i generali americani che dichiarano questo fatto, come il vice comandante della Nato Charles Boyd che ammise la pianificazione e partecipazione statunitense) che precede la loro azione bombardando le postazioni radar dei serbi di Krajina .Inizia l’Operazione Tempesta. L’entrata è facilissima.I cannoneggiamenti sono potentissimi e fortissimi e durano ininterrottamente per tutta la giornata. Le forze serbe della Croazia sono in 35 mila, di morale pessimo, con conflitti politici interni e leadership inesistente.
Milosevic non aiuta i serbi di Croazia. I croati con l’equipaggiamento americano disturbano la comunicazione del comando serbo e di fatto lo tagliano fuori. Entrano in profondità dai 5 ai 15 chilometri. I serbi rispondono cannoneggiando Sisak, Sebenico, Ogulin. 5 agosto. Già al pomeriggio Knin è caduta e sul castello medievale sventola grandissima la bandiera a scacchi. Entrano le tv precedute dagli “spazzini” che puliscono i cadaveri dalla strada per poter riprendere la gloriosa vittoria su Knin. Si spara in aria tutta la notte, l’acool non manca. Inizia la ruberia delle case vuote dei serbi. L’80% del territorio serbo è nelle mani dei croati.
6 agosto 1995. Sul fiume Korana si incontrano l’esercito croato con quello musulmano-bosniaco e con questo si tagliano i rifornimenti ai serbi della Croazia che partivano dai serbo-bosniaci. Al pomeriggio a Knin arriva anche il presidente Tudjman. La Krajina è definitivamente caduta. Cadono le città di Petrinja, Slunj, i laghi di Plitvice. Le divisioni serbe di Krajina si sono arrese.







7 agosto 1995. Il ministro della Difesa croato Gojko Susak alle 18.00 dichiara che dal punto di vista militare l’Operazione Tempesta è conclusa dato che la frontiera con la Bosnia è stata messa sotto controllo. Il territorio incluso nell’offensiva croata Tempesta è stato abbandonato da quasi la totalità della popolazione serba: 250 mila persone, secondo l’UNHCR. S'avviano le colonne dei profughi sui trattorini rossi carichi di pentole, padelle, coperte e altre povere cose. Guidati a volte dai bambini di 8, 10 anni, con i capelli sbiancati in una notte. Altri mezzi agricoli hanno lasciato la Croazia attraverso la Republika Srpska di Bosnia indirizzandosi nella Serbia. Erano spesso sotto l’attacco delle forze croate. I media internazionali non hanno mai fatto vedere quei trattorini rossi. I poteri in Serbia dei quali i media hanno quasi del tutto ignorato la caduta della Krajina, hanno indirizzato le colonne dei profughi nei centri collettivi nell’interno del paese e in Kosovo. La gente comune della Serbia ebbe una reazione spontanea di grande solidarietà. Uscirono portando l’acqua, faceva caldissimo, da mangiare, si portarono le famiglie a casa per ospitarli. Il governo tacque.
Dopo l’operazione Tempesta le forze croate hanno chiuso il territorio della Krajina, tranne per i profughi croati che da quei territori erano stati precedentemente cacciati dai serbi. Hanno iniziato con la distruzione sistematica delle case vuote dei serbi, bruciando e minando oltre 20 mila case. La popolazione vecchia che non ha potuto o voluto lasciare Krajina, è stata barbaramente massacrata. Secondo Il comitato di Helsinki per i diritti umani, croato, nell'Operazione Tempesta sono scomparse 1.805 persone, mentre 700 civili sono morti uccisi. Tuttora non esistono i numeri certi sulle vittime.
La testimonianza del sindaco di Knin, Drago Kovacevic, nel suo libro Gabbia – Krajina nella guerra accordata: «Il 4 agosto 1995, appena prima dell’alba, è iniziato il generale attacco alla Krajina. Knin è stata ricoperta dalle granate che cadevano nel numero infinito sulla città. In ospedale c’erano decine di morti. E' stata interrotta la corrente elettrica. La Radio Knin è ammutolita. Fuoco e fumo erano dappertutto. Già la mattina seguente le colonne dei civili sono partite dalla città, nell'unica direzione rimasta, verso la Lika. Le pause nei cannoneggiamenti quasi non esistevano...Verso le 5 del pomeriggio sono venuti due poliziotti a prendermi per portarmi al quartier generale dell’esercito della Krajina...All’angolo era seduto Milan Martic (leader politico dei serbi di Krajina). Davanti a lui il posacenere pieno di cicche e alcuni pacchetti di sigarette vuoti. Aveva le occhiaie scure come qualcuno che non ha dormito a lungo... Subito gli ho chiesto quale era la situazione e ho ricevuto la risposta scoraggiante. Abbiamo perduto alcune posizioni sul monte Dinara che erano importanti...Molto presto si mostrerà che la cosa era fatta perché mi avevano invitato con l’intenzione di determinare l’evacuazione della città verso Srb. Martic già aveva davanti a se l’ordine per l’evacuazione di Knin, Drnis, Benkovac, Obrovac e Gracac verso Srb. Firmando l’ordine Martic ha subito chiesto che si organizzi immediatamente l’evacuazione e mi chiedeva di quali mezzi disponiamo. La priorità la dovevamo dare all’ospedale di informare le persone di protezione civile nei villaggi più distanti. Dalle città la gente ha già iniziato ad andarsene. Avevamo i problemi con il carburante ed è stato accordato di prenderlo sulle due pompe di benzina in città chiedendo l’aiuto ulteriore all’UNPROFOR. Martiæ ha chiesto la linea telefonica con Milosevic con il quale era imbestialito. Mrkšiæ (comandante in capo dei militari della repubblica serba di Kraijna ) sembrava possedere sangue freddo, ma dopo che Martic ha firmato l’ordine di evacuazione ha commentato che questo significherà che il popolo sarà seguito dall’esercito. Le linee non sarà possibile tenerle ancora a lungo. Ad una certa ora Martic ha ottenuto la linea con Brana Crncevic che gli avrebbe detto che parlerà di aiuto militare con Milosevic. Però, questa risposta di Crncevic lo ha solo fatto ulteriormente incazzare e deprimere. Insultava Milosevic e lamentava la sua delusione a Crncevic. L' evacuazione è stata organizzata dalla protezione civile che avevamo al livello di comune e che era sotto il diretto comando del Ministero della difesa. Da Knin siamo partiti verso le ore 21 di quel giorno nel camion della Croce Rossa verso la Bosnia. Le strade erano già tutte intasate. La colonna si muoveva verso Drvar... Le colonne ininterrotte arrivavano dalla Dalmazia e dalla Lika...Le granate cadevano dappertutto... Già sulla strada per Petrovac hanno cominciato a susseguirsi scene insolite e anche tragiche. E’ morto il primo profugo nel convoglio e abbiamo incontrato la famiglia che pensava come e dove seppellirlo. Era il vecchio Josho Maglov da Polaca vicino a Knin. Più tardi abbiamo avuto la conferma che alcune decine di persone anziane sono morte nella colonna verso la Serbia, però c’erano anche i neonati che morivano perchè non avevano il latte. Verso mezzogiorno, con un caldo bestiale, siamo arrivati a Petrovac, dove decine di migliaia di persone stavano ferme all’incrocio verso Kljuc. Tutto attorno, sui prati e lungo la strada stavano gli autoveicoli, i camion ed i trattori pieni di gente...»







E ora, dopo 13 anni... Il 4 di agosto ogni anno in Serbia è un lutto nazionale. La perdita dei territori abitati da serbi per secoli è dolorosissima. Quest'anno il Presidente Tadic, accendendo le candele per i morti ed espulsi del popolo della Krajina ha dichiarato che la Croazia deve rivedere le proprie posizioni rispetto all’Operazione Tempesta e restituire la possibilità ai profughi di ritornare nelle loro case. Inoltre, ha dichiarato che lui si è scusato svariate volte a tutti per i crimini commessi a nome dei serbi, ma che non ha ancora sentito simili scuse da nessuno dopo tutti questi anni. Dopo di che è seguita immediata replica del Presidente Mesic che con la consueta arroganza ha dichiarato che Tadic non è stato abbastanza attento e che forse i suoi consiglieri lo sono stati di più per ricordargli che anche lui si era scusato una volta per i crimini commessi dai croati. Poi è intervenuto il premier croato Sanader che ha dichiarato che «la Croazia festeggerà Tempesta perché era una azione giusta e di liberazione e che non permetterà a nessuno di buttare fango su questa grande vittoria croata».
E allora via ai festeggiamenti per la Festa Nazionale di Liberazione che in Croazia è ogni 5 agosto. Con tanto di cantante nazirock Thompson con i titoli delle canzoni che gelano il sangue nelle vene (“Jasenovac i Gradiska Stara”, i campi di sterminio per i serbi, ebrei, Rom nella seconda guerra mondiale, “Srbe na vrbe” – I serbi appenderli ai salici e cosi via). E così, la pulizia etnica gli uni la festeggiano come il giorno della liberazione, gli altri piangono per l’ingiustizia e così è sempre stato e sempre sarà. Si spiega così, come le stesse parole, nella stessa lingua, nei due popoli più simili al mondo, possano significare cose del tutto diverse. E fra loro vi è un terzo popolo a loro identico, con la parola Srebrenica. Che accadde proprio fra l’una e l’altra di queste operazioni. Aspettiamo che il processo di Gotovina come anche quello di Karadzic, possano portare un contributo, almeno linguistico. Affinché i sostantivi come Bljesak, Oluja e fra loro Srebrenica, possano diventare un unico sostantivo: genocidio. Per tutti e tre popoli di stessa lingua e stesse origini.

Jasmina Radivojevic

 Tratto dal l'edizione on line de La Stampa, blog "Danni collaterali" della giornalista Carla Reschia. 


Oluja in Balkan crew

Franjo Tuđman riconosciuto criminale in tutti i gradi di giudizio

Documenti USA: WASHINGTON voleva annientare i SERBI




mercoledì 9 novembre 2022

MARINO DARSA ERA UN DALMATA DI ORIGINE SERBA



















 Marin Držić nacque a Dubrovnik (allora Ragusa) probabilmente nel 1508. nella casa paterna vicino al Palazzo del rettore come il figlio minore nella famiglia di commercianti plebei originaria di Cattaro che nel XIV. secolo aveva perso il titolo nobiliare avendo prolungato l`albero di famiglia da parte di un figlio illegittimo. La madre Anukla discende dalla distinta famiglia borghese di Kotruljević.

Marin Drzic', la biografia







Dubrovnik è sempre stata una città serba 



A Dubrovinik ancora oggi si sentono dalmati e non croati e c'è una scritta contro Zagabria ad ogni angolo di strada. La Dubrovacka republika non è mai esistita se non sulla bocca di qualche persona poco istruita che non sapeva dire Repubblica di Ragusa. I croati giocano sull'ignoranza delle persone, ma fortunatamente internet ci funziona ancora 






Naturalmente per alcuni croati e pseudo croati che pensano che siamo tutti deficienti, la "Repubblica di Ragusa" diventa improvvisamente la "Repubblica di Dubrovnik"!!!!! Poracci.. fan perfin pena 












Inoltre è da ridere per non piangere che facciate la foto col busto di Marin Drzic a Dubrovnik. E' l'ennesima riprova che è stato un raguseo e non un croato.. non si sa per quanto andiate ancora avanti su questa strada, ma è darsi la zappa sui piedi da soli 










Non c'è un ignorante più ignorante di chi dice che la Serbia non ha cultura 



Mai visto che per tutelare la cultura di una nazione si cambia nazionalità agli scrittori, ci si appropria della cultura di altre repubbliche e si mandano al macero i libri che raccontano la verità e il comune di Milano che pure li appoggia! 



Croazia: la distruzione dei libri negli anni '90

Il ricordo della "dismissione": la distruzione dei libri negli anni '90

Igor Lasić
30.06.2015.


Il cambio di regime in Croazia all'inizio degli anni Novanta ha avuto, accanto alla sua accezione politica ed economica, anche una dimensione bibliotecaria, prima di tutto attraverso la "dismissione" straordinaria dei libri, ovvero una sistematica e pedante eliminazione di tutti i libri che il nuovo regime riteneva inadatti, sia a causa della nazionalità ed altri dettagli bibliografici degli autori, che del luogo di edizione del libro, che del suo contenuto.





Speriamo che il comune di Milano tenga conto in futuro che non una parola è stata detta contro i criminali che hanno distrutto Milano 

Chiediamoci: perché Jasenko Mesić, ambasciatore della Repubblica di Croazia a Roma, e Stjepan Ribić, console generale della Repubblica di Croazia a Milano, non hanno reagito all’episodio a cui si è assistito a Milano? Cosa ha fatto Gordan Grlić Radman, ministro degli Affari Esteri ed Europei della Repubblica di Croazia? Non si sono fatti sentire né il capo del governo croato né il presidente del parlamento croato. Ci sembra superfluo sottolineare che l’incidente in questione, pur essendo accaduto a Milano, è un attacco diretto alla Costituzione della Repubblica di Croazia.







Marino Darsa con la Croazia non c'è mai centrato una cippa lippa 

Ugualmente i croati e gli pseudo croati di Milano vogliono far passare Boscovich per croato, ma anche lui non centra una cippa lippa 

Ruggero Giuseppe Boscovich

Marin Držić lo Shakespeare di Ragusa













Originariamente serbi e croati erano lo stesso popolo 





Vuk Karadzic ha dimostrato che l'idioma "stocavo" era parlato solo dai serbi 


La città di Dubrovnik, nell'odierna Croazia, con insediamenti vicini, contava 11.177 abitanti secondo il censimento del 1890. La quota più grande era composta da cattolici - 10.327, 546 ortodossi, 221 cristiani evangelici, 79 ebrei, due maomettani, un Uniato e un residente senza affiliazione religiosa.

Alla domanda che lingua parlano in casa, 9.713 persone hanno dichiarato che era serbo, 716 italiano, 384 ungherese, 285 tedesco, 52 ceco, 19 sloveno, 6 polacco e 2 russo.

La rivista "Dubrovnik" è stata stampata in latino, in serbo e trattava di letteratura, storia, cultura e politica ed è stata curata da Antun Fabris (1864-1904), un serbo cattolico di Dubrovnik.

La Repubblica di Ragusa

 





















Ho scritto altre volte e lo ripeto qui: la Croazia ha grandi croati, uomini e donne, di cui vantarsi, che meritano di essere celebrati in tutti i campi, compresa l’arte e la letteratura; non ha perciò bisogno di rubarli ad altri popoli. Temo però che i ciechi nazionalisti non cesseranno mai di rubacchiare per ornarsi delle penne altrui."
firmato: Giacomo Scotti
(da.linkiesta.it del /2011/05/01)







martedì 8 novembre 2022

SITUAZIONE ESPLOSIVA IN KOSMET






10 mila persone in piazza contro il governo: siamo serbi! 
Sconosciuti hanno lanciato in serata una bottiglia molotov contro la casa di una famiglia serba nei pressi di Gracanica, enclave serba a pochi km dalla capitale kosovara Pristina. Zoran Trajkovic, che al momento dell'attentato era in casa con i suoi familiari, ha detto che ad aver paura. Non si sono registrati comunque feriti, solo danni materiali all'abitazione.
Come riferiscono i media a Belgrado, già in passato la famiglia serba era stata oggetto di attacchi e provocazioni. Alcuni mesi fa sulla palizzata del cortile di casa era apparsa una scritta inneggiante all'Uck (organizzazione terroristica), l'Esercito di liberazione del Kosovo che combattè contro i serbi nel conflitto armato del 1998-1999, mentre in precedenza Zoran Trajkovic era stato attaccato e picchiato da alcuni kosovari di etnia albanese. Condannando l'attentato, il direttore dell'Ufficio governativo serbo per il Kosovo Petar Petkovic ha detto che esso è la conseguenza della politica di odio antiserbo portata avanti dal premier kosovaro Albin Kurti.


L'Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UÇK o UCK), nome albanese dell'Esercito di liberazione del Kosovo (ELK) e noto in inglese come Kosovo Liberation Army (KLA), è stata un'organizzazione terroristica kosovaro-albanese, inserita nel 1998 nella lista ONU delle organizzazioni terroristiche[4][5][6][7][8][9], che ha operato in Kosovo e nella vicina vallata di Preševo, nella parte meridionale della Serbia centrale, prima dello scoppio della guerra del Kosovo.

Un'organizzazione parallela, nota con la stessa sigla UÇK o UCK (Ushtria Çlirimtare Kombëtare, in italiano Esercito di liberazione nazionale), ha operato nella Repubblica di Macedonia tra la fine del 2000 e la primavera del 2001 durante i sanguinosi scontri che hanno coinvolto la minoranza albanese.[10][11]

Medaglia a Aleksandr Botsan-Kharcenko





 SERBIA, BELGRADO

Alla Casa Russa di Belgrado si è tenuto un solenne evento dedicato al 110° anniversario della Liberazione del Kosovo e Metokhiia nella prima guerra balcanica.
La Società dei veterani serbi del 1912-1918 ei loro discendenti hanno consegnato all'Ambasciatore Russo in Serbia Aleksandr Botsan-Kharcenko una medaglia dell'organizzazione e un segno commemorativo.
Video: Pavel Busciuev/TASS

venerdì 4 novembre 2022

Corso di lingua croata

 Vi stra consigliamo la grammatica di Vlatka Gott e Anna Morpugno se volete imparare il croato 




JUGOSLAVIA, IL PAESE CHE NON C'E' PIU'

Oggi è il primo gennaio 2026 e l'anno si apre con una strage ucraina di civili russi Un missile su un hotel, 24 morti e decine e decine ...